Campania, la ‘fase 2’ che fa infuriare i ristoratori: De Luca nega l’asporto dal 4 maggio, protesta dei negozianti a Chiaia

consegne a domicilio napoli
Le consegne a domicilio a Napoli (foto Kontrolab)

La ‘fase 2’ in Campania è «già cominciata», ha detto ieri il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Tuttavia a guardare l’ultima ordinanza emessa ieri sera e i divieti più severi di quelli disposti dal Governo nazionale anche a partire dal 4 maggio, si ha la sensazione che la ‘fase 2’ in Campania sia ancora più lenta di quella già dimezzata annunciata dal premier Conte. Le attività di ristorazione restano le grandi penalizzate di questa ripartenza graduale: se nel resto di Italia si potrà effettuare l’asporto, ossia i clienti potranno recarsi di persona presso bar, ristoranti e pizzeria per acquisto il prodotto desiderato e portarlo a casa e in ufficio per consumarlo, in Campania questo non sarà possibile.

L’ordinanza n. 41 conferma infatti esclusivamente le consegne a domicilio. Una decisione che cade tra capo e collo di quei ristoratori che pure si erano già organizzati per la tanto agognata ‘fase 2’ innalzando le misure di sicurezza: consentire l’asporto e dunque l’ingresso temporaneo dei clienti nei propri locali, impone una regolamentazione del flusso clienti alla quale in moltissimi si erano già adeguati. Non è servito a niente. Alcune catene come McDonald’s si erano già attivate per migliorare il servizio, laddove esistente, di McDrive: per dirla in maniera chiara, presso alcuni punti è possibile recarsi in auto, ordinare e ritirare senza mai scendere dal veicolo. Una modalità di per sé più sicura di un ingresso fisico del cliente all’interno del locale, ma che ricade sostanzialmente nell’asporto. Ebbene, anche questo tipo di attività viene vietata. E viene vietata a 48 di distanza da una ‘fase 2’ che sembrava scontata dopo le determinazioni assunte dal Governo nazionale. Comprensibile la protesta e il malcontento di una larga fetta di operatori della ristorazione, molti dei quali – in Campania – sono rimasti chiusi benché dal 27 aprile sia possibile effettuare l’asporto. Ci sono zone, soprattutto a Napoli, dove i clienti di bar e pizzerie sono rappresentati esclusivamente da persone che lavorano negli uffici che insistono nella zona: ebbene, con lo smart working e la riduzione significativa della platea, molti bar hanno scelto di tenere la saracinesca abbassata, perché i costi da sostenere per consegnare pochi caffè a domicilio non erano sopportabili né convenienti. Dal 4 maggio molte di queste attività rischiano di restare chiuse.

Resta, infine, il tema caldo dell’apertura nei negozi di abbigliamento e di scarpe: in base alle disposizioni del Governo resteranno chiusi sino al 18 maggio. Altre due settimane di stop, che potrebbero costare caro ai titolari. Questa mattina, nella via dello shopping di Chiaia, i negozianti hanno affisso dei volantini sulle vetrine in segno di protesta. «Le partite Iva di Napoli unite – commercio, artigianato, turismo, libere professioni e lavoro autonomo – denunciano l’alto rischio di fallimento delle micro e piccole imprese e la mancanza di aiuti concreti da parte dello Stato», dicono rivolgendosi al premier Conte, come alle istituzioni locali. E chiedono: assegno di solidarietà a tutti i dipendenti; contributo economico per il pagamento dei canoni di fitto dei locali; finanziamenti a fondo perduto; abolizione di tutti gli f24 (tasse ed imposte); stop alle cartelle esattoriali; sospensione degli accertamenti da parte dell’agenzia delle entrate e dell’Inps; svalutazione delle merci in magazzino. Ieri, nel suo discorso ai campani, il presidente della Regione Campania ha annunciato che affronterà il problema. E già questa mattina, infatti, De Luca ha incontrato tutti i Presidenti delle Camere di Commercio della Campania per affrontare le problematiche del commercio. (Aggiornamenti importanti: «Dietrofront di De Luca, via libera all’asporto: 4 regole da osservare o il locale verrà chiuso»)

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sabato, 2 Maggio 2020 - 11:26
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