Caos giustizia a Napoli, Carnevale: «Scoperchiati antichi problemi organizzativi. E il Governo doveva fare di più»

L'intervento di Ermanno Carnevale, presidente della Camera penale di Napoli, al Congresso Ucpi a Taormina

C’è delusione e rabbia nel mondo dell’avvocatura napoletana. Le prime linee guida dei capi degli uffici giudiziari di Napoli per la ripresa dell’attività giudiziaria hanno spento la speranza, soprattutto dei penalisti, di tornare alla quasi normalità. Si procederà con udienze a scartamento ridotto, il che per gli avvocati significa poco lavoro. In altre realtà, come a Torino, i Tribunali resteranno invece aperti anche di sabato allo scopo di consentire la celebrazione di tutti i processi, inclusi quelli con imputati a piede libero. La Camera penale guidata da Ermanno Carnevale, durante l’interlocuzione col procuratore generale e il presidente della Corte d’Appello di Napoli, aveva chiesto la ripresa dell’attività giudiziaria nella massima estensione possibile ma ieri è arrivata la doccia fredda.

Avvocato Carnevale, siede delusi?
«Questa situazione ci disorienta. La nostra richiesta era di fare quante più udienze possibili. La giustizia è un servizio pubblico essenziale ed era necessaria una ripresa dell’attività giudiziaria nella massima estensione possibile»

Invece, a Napoli, permane una fase di sostanziale lockdown della Giustizia. Si poteva fare di più?
«E’ evidente che esiste un problema organizzativo del palazzo di giustizia di Napoli. Ma a questo punto bisogna chiedersi se questo il Coronavirus si sia semplicemente limitato a scoperchiare un problema che in realtà si trascina da ben prima dell’emergenza sanitaria»

Allude alla mancanza di risorse e mezzi?
«Guardi, diversi mesi fa abbiamo tenuto una conferenza stampa insieme al presidente del Tribunale di Sorveglianza per denunciare gravissime problematiche organizzative, dovute all’assenza di personale, che rendevano difficile se non quasi impossibile la trattazione dei procedimenti nei tempi necessari. Non c’era ancora l’emergenza sanitaria, ma i problemi esistevano già. Ed è solo un esempio»

Qualche altro ‘nodo’ che è venuto al pettine durante questa emergenza?
«Ci trasciniamo dietro il cosiddetto scambio telematico, che non funziona come dovrebbe. Ci sono tutta una serie di problemi con avvisi di differimento a mezzo Pec che continuano a non arrivare. Questo è un problema molto serio: difensore e assistito devono sapere a quale data è stata rinviata la causa. Ma adesso che non c’è più la sospensione, vi sarà un afflusso di richiesta enorme: cosa accadrà?»

Con questa ‘fase 2’ ogni Tribunale procede sostanzialmente in ordine sparso. Crede che ciò si sarebbe potuto evitare se il Ministero avesse dato indicazioni uguali per tutti?
«Forse l’iniziativa governativa doveva essere diversa… La giustizia è un servizio pubblico essenziale e bisognava lavorare per garantire la ripresa dell’attività giudiziaria nella massima estensione possibile. Bisognava prevedere una disciplina per tutti riservandosi delle clausole di salvaguardia. Decidendo di affidare la decisione ai capi degli uffici giudiziari, il risultato è sotto gli occhi di tutti ed era un risultato ampiamente prevedibile»

Adesso però la situazione è questa, gli avvocati protestano. Crede che ci siano i margini per tornare indietro o ottenere un’apertura delle ‘maglie’ del lockdown giudiziario?
«Io confido e spero che per effetto della positiva evoluzione del quadro sanitario, la situazione possa cambiare. Noi come iniziativa monitoreremo i provvedimenti e come vengono applicati. Ma, ripeto, credo che sia arrivato il momento di fare una riflessione diversa. Non possiamo trascurare che c’è un problema che parte da lontano. E questo forse è il momento di dire delle cose che riguardano aspetti più generali, di affrontare i problemi in termini di assunzioni di responsabilità»

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sabato, 9 Maggio 2020 - 15:40
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