Processo ‘Olimpo’, Greco e l’assunzione del nipote del boss. Imprenditore in aula: «E’ bravo e poi stavo tranquillo»

L'imprenditore stabiese Adolfo Greco
di Roberta Miele

«E’ nipote di un malavitoso, ma è un bravo ragazzo ed è qualificato. Tanto che l’ho anche promosso a responsabile di reparto». Giovanni I. è un imprenditore di Castellammare di Stabia, dove ha un cash&carry. È anche proprietario di supermercati a Torre del Greco e Torre Annunziata e di un centro commerciale a Ercolano. Giovanni I. ha assunto in uno dei suoi negozi Domenico Carolei, nipote del boss Paolo, su richiesta di suo cognato Adolfo Greco, imputato nel processo ‘Olimpo’, incardinato a Torre Annunziata, con Luigi Di Martino ‘o profeta (a capo dei Cesarano), Michele e Raffaele Carolei (fratelli del ras Paolo, pure lui dei Cesarano), Attilio Di Somma e Umberto Cuomo. E su questa circostanza Giovanni Irollo, citato dal pm antimafia Giuseppe Cimmarotta, è stato ascoltato all’udienza di ieri (martedì 19 maggio), insieme al figlio Stefano, dinanzi ai giudici del Tribunale di Torre Annunziata (presidente Fernanda Iannone).

L’imprenditore non ha negato di averlo preso a lavorare dopo l’interessamento del cognato e l’incontro con padre e zio del ragazzo (Michele Carolei), ma senza alcuna imposizione: «Non ho avuto forzature. È chiaro che psicologicamente quando sai a chi appartiene sei condizionato, ma se è un bravo ragazzo perché non lo devo assumere. Mi sono informato, era valido. A Torre Annunziata mancava un fruttivendolo e l’ho assunto». Sollecitato dal giudice a latere Luisa Crasta, Giovanni I. ha parlato dell’intervento di Adolfo Greco: «Diceva “sai che gente sono, perché ti devi creare delle inimicizie se questo ragazzo è capace. Fai una buona azione”». Poi la decisione di prenderlo perché «era bravo e poi stavamo tranquilli». Ma alcune dichiarazioni del teste cozzano con quanto raccontato alla procura all’indomani del blitz che portò all’arresto di Adolfo Greco, tanto che l’accusa ha chiesto l’acquisizione del verbale di sommarie informazioni. Istanza su cui il collegio giudicante, presieduto da Fernanda Iannone, si è riservato.

E una riserva è stata espressa anche sulla richiesta del pm Cimmarotta di acquisire l’ultima ordinanza di custodia cautelare spiccata dal gip Maria Concetta Criscuolo nei confronti di Adolfo Greco per la questione riqualificazione dell’area ex Cirio. Per questa vicenda sono indagati – tra gli altri – anche i parlamentari di Forza Italia Antonio Pentangelo e Luigi Cesaro e il consigliere regionale Pd Mario Casillo. La difesa di Greco si è opposta con fermezza «perché è lo stesso gip a negare rapporti di connessione tra le due indagini». Intanto, gli interrogatori di garanzia degli indagati per la vicende l’ex area Cirio sono slittati ad oggi proprio a causa dell’udienza tenutasi ieri. Nella stessa giornata è stato ascoltato Stefano I., figlio di Giovanni, che ha raccontato dei quattro incontri con Michele e Raffaele Carolei.

Il terzo, in particolare, è avvenuto all’interno del parcheggio del cash&carry pochi mesi prima dell’apertura del centro commerciale ad Ercolano: «Credo che erano venuti a parlare con me, sponsorizzarono il ragazzo, dissero che non aveva niente a che vedere con Paoluccio». Stefano I. dell’assunzione di Domenico Carolei ha parlato anche con lo zio Adolfo Greco. Un caso unico: «Mio zio non mi ha mai chiesto l’assunzione di altre persone». Nonostante ciò Irollo non si è mai chiesto il motivo dell’interessamento e, soprattutto, non ha mai pensato che abbia voluto favorire qualche boss: «Dottoressa, devo escludere che mio zio abbia voluto fare un piacere ad un camorrista. Dato il rapporto che ho con lui, me ne avrebbe parlato. Non l’ha fatto, mi ha solo detto che il ragazzo è bravo».

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mercoledì, 20 Maggio 2020 - 18:17
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