Fase 2, è scontro tra Campania e Governo. De Luca: «Abbiamo difeso l’unità nazionale. Su epidemia decide lo Stato»

de luca, conte
De Luca e Conte in un'immagine di repertorio
di Bianca Bianco

Vincenzo De Luca dice che il Governo va sostenuto perché «con questi chiari di luna» non c’è spazio per divisioni e scontri ad alzo zero. Ciò non lo inibisce dal togliersi molti sassolini dalla scarpa e dal dare la propria versione dei fatti su quello che le ricostruzioni giornalistiche hanno raccontato come uno scontro tra Regione Campania e Governo venuto fuori dopo l’ultima conferenza con gli enti locali sulla fase 2. “De Luca non firma l’accordo” titolava la stampa il giorno dopo, e lui spiega: «Non c’era niente da firmare». Il dissidio, perché il dissidio c’è eccome, riguarda due punti centrali della gestione della fase 2 da parte dello Stato centrale e sui quali il governatore campano ha una visione diametralmente opposta rispetto all’esecutivo nazionale e ad altre Regioni.

«E’ stata capovolta la realtà – dice De Luca – La Campania nel corso di quell’incontro ha difeso l’unitarietà dello Stato italiano contro la tendenza alla frantumazione in 20 regioni staterelli». Un esempio? La certificazione della situazione epidemiologica che il Governo ha di fatto delegato alle singole Regioni e secondo De Luca deve invece essere certificato a livello centrale, ovvero il Ministero della Salute «perché quello che certifica un singolo ente regionale ha conseguenze su tutto il resto d’Italia». E quindi servirebbe un’unica linea guida, coerente e nazionale, e non una suddivisione in microdecisioni che creano solo ‘ammuina’: « Una situazione paradossale. Abbiamo dimostrato la nostra coerenza. Come spiegammo quando si parlava di autonomia differenziata, su sanità e scuola va preservata l’unità perché lo Stato centrale non può rinunciare alla sua funzione». L’apprezzamento va invece al ministro per gli Affari regionali Boccia, aggiunge De Luca, che ha spiegato oggi che ogni decisione va subordinata alla curva epidemiologica.

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Ma i contrasti con il Governo di Conte non si fermano allo scaricabarile sull’epidemia. Motivi di contenzioso sono anche le riaperture e le decisioni contenute nel Decreto Rilancio. Sul primo aspetto il governatore campano è netto: le attività di ristorazione in Campania hanno riaperto solo ieri e non il 18 maggio come nel resto d’Italia perché il Governo ha reso note le linee guida sulla sicurezza solo domenica sera, a poche ore dalle previste riaperture: «Sarebbe stato poco serio ed irresponsabile aprire in queste condizioni – dice –  quindi ci siamo presi altri 4 giorni di tempo per dare più tempo ai ristoratori dando prova di coerenza e serietà. Se si apre, lo si fa seriamente non facendo finta o ammuina. Parlo di questa vicenda per ricordare che almeno noi siamo coerenti in Italia». Una coerenza che De Luca definisce ‘modello Campania’ da contrapporre ancora una volta alla ‘ammuina’ nordista.

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Sul Dl Rilancio, la spaccatura con il Governo si fa ancora più grave. Non va giù a De Luca, così come al collega veneto Luca Zaia, che i 200 milioni di ristoro vadano solo alle zone rosse dichiarate dal Governo e non a quelle indicate con ordinanza regionale, circostanza che esclude Ariano Irpino ed il Vallo di Diano ad esempio. Il presidente conferma la sua linea: «Questo orientamento è totalmente sbagliato e il ristoro deve riguardare anche le zone rosse che abbiamo deciso di aprire in Campania. Aspettiamo risposte dal governo». Poi attacca su altri fronti, come i 240 milioni «illegittimamente incamerati anni fa dal Ministero dell’Economia», che potrebbero essere sbloccati «in mezz’ora» e invece sono inghiottiti dalla «palude burocratica» e i 3,5 miliardi destinati alla Sanità che De Luca chiede vengano anche usati per un riparto del fondo sanitario più equo, riportando a galla la questione dei fondi alla Campania (45 euro procapite in meno della media nazionale) da settimane cavallo di battaglia di De Luca contro il Governo in questa emergenza.

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venerdì, 22 maggio 2020 - 16:01
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