Camorra, nuova condanna per il boss Marco Di Lauro: 18 anni per droga

Il boss Marco Di Lauro catturato dopo 14 anni di latitanza (foto Kontrolab)

Diciotto anni di reclusione per due diverse contestazioni di traffico di droga, entrambe aggravate dalla matrice camorristica per avere agito al fine di agevolare il clan di appartenenza. E’ la nuova condanna rimediata dall’ex primula rossa di Secondigliano Marco Di Lauro, catturato il 2 marzo dello scorso anno a Chiaiano dopo una latitanza durata quasi 14 anni.

In occasione dell’arresto, a Di Lauro – che doveva espiare una condanna definitiva per associazione mafiosa – vennero notificate anche le due ordinanze di custodia cautelare per traffico di droga, in relazione a fatti risalenti a diversi anni fa. Rispetto a queste contestazioni, nella giornata di ieri è arrivata la sentenza di condanna, che ha chiuso il processo definitosi con la modalità del rito abbreviato (formula che prevede lo sconto di un terzo della pena). Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Sepe del Tribunale di Napoli ha sostanzialmente accolta la richiesta del pubblico ministero antimafia Ida Teresi, che aveva proposto 20 anni di reclusione, il massimo possibile alla luce della tipologia dei reati contesti e del tipo di giudizio scelto.

Pochi mesi fa Marco Di Lauro è stato condannato in sede di Appello alla pena dell’ergastolo per l’omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente della prima guerra di camorra scoppiata all’ombra della Vele. Di Lauro è stato riconosciuto colpevole di avere ordinato il delitto che aveva in realtà come obiettivo il datore di lavoro di Romanò, pure lui estraneo a logiche criminali ma finito nel mirino della cosca del Terzo Mondo solo perché nipote del boss scissionista (e detenuto) Rosario Pariante (poi divenuto pentito). La sentenza dei giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli chiude il quattro processo sul caso Romanò: Di Lauro, infatti, è stato condannato all’ergastolo sia in primo che in secondo grado, poi la Cassazione ha annullato la sentenza disponendo un nuovo processo in Appello che lo scorso 11 novembre si è concluso con la conferma della sentenza al carcere a vita. La difesa ricorrerà nuovamente per Cassazione.

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venerdì, 29 Maggio 2020 - 10:51
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