Abuso d’ufficio, il Governo ascolta De Luca. Conte: «Sarà riformulato, incide troppo su operato dei funzionari pubblici»


Vincenzo De Luca chiama, Giuseppe Conte risponde. Sull’abuso d’ufficio il Governo sembra avere recepito i durissimi rilievi che il governatore della Regione Campania muove ormai da anni e che è tornato a mettere sul tavolo poche settimane fa, durante uno dei suoi consueti appuntamenti per fare il punto sulla situazione del contagio in Campania. Rispondendo alla domanda di un giornalista posta a margine della conferenza stampa a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte ha annunciato due importanti novità che saranno introdotte nel ‘decreto semplificazione’ in corso di stesura.

«Stiamo per riformulare il reato di abuso d’ufficio e stiamo per circoscrivere meglio il reato erariale – ha anticipato Giuseppe Conte – Sono due aspetti che incidono molto sull’operato dei pubblici amministratori». Un annuncio che aumenta così il peso politico di Vincenzo De Luca, che ha trasformato le sue ultime dirette Facebook in un palcoscenico di confronto di politica nazionale, dimostrando di avere le qualità necessarie non solo per governare una regione ma per dare indirizzi precisi su temi nazionali. Resta, adesso, da vedere in che modo il Governo interverrà sull’abuso d’ufficio. Il De Luca-pensiero è per l’abolizione di un reato definito «idiota» oltre che dannoso per il tanto decantato processo di sburocratizzazione del Paese. «Nell’ambito della legge Severino abbiamo questo ignobile articolo di legge che prevede che un dirigente pubblico condannato in primo grado si rovina la vita, riceve dimezzamento dello stipendio in maniera automatica viene trasferito a servizi non operativi, demansionato – ha detto De Luca lo scorso 22 maggio – Voi pensate che in queste condizioni un qualsiasi dirigente pubblico firmerà una carta? Non firmerà un accidente di niente. Se non tolgono di mezzo questa idiozia, non si sburocratizzerà niente».

Ecco, anche Conte ha contestato l’immobilismo che scaturisce dal ‘non firmare una carta’ per paura. Tuttavia, a differenza di De Luca che mostra comprensione per questo tipo di timore, il premier Conte ha invece persino invocato una punizione per quei funzionari pubblici che scelgono di alzare le mani per non finire sotto inchiesta. «Vorrei che la Corte dei Conti chiamasse a rispondere chi ha ritardato le opere – dice il premier – Chi oggi rimane inerte sembra ripararsi da qualsiasi conseguenza. Chi meno firma, si tiene al riparato da qualsiasi inconveniente. E’ un meccanismo da scacciare via». E’ evidente che tra Conte e De Luca vi sono divergenze di approccio al tema. Tuttavia sembra che il governatore della Campania sia riuscito a pungolare il Governo su un tema per anni accantonato.

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mercoledì, 3 giugno 2020 - 19:01
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