San’Antimo, voto inquinato nel 2017 e pressioni sul centrosinistra vincente. I pm: uomo del clan nel Comune


Cinquanta euro per un voto. Un voto da dirottare su alcuni candidati di centrodestra. Nel 2017 le elezioni comunali a Sant’Antimo sono state inquinate da una «capillare campagna di voto di scambio» e da una «incalzante opera di compravendita di preferenze».

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E’ quanto emerge dall’inchiesta su politica e camorra che ha colpito il comune di Sant’Antimo e che conta 103 indagati, 59 dei quali sono stati destinatari di misura cautelare (tra carcere, domiciliari e obblighi vari). Lo spaccato, secondo gli inquirenti, è solo la punta dell’iceberg di una manipolazione della cosa pubblica che nel comune durerebbe da decenni. Vi è il sospetto che la compravendita di voti abbia inquinato anche le elezioni del 2012 e che la pratica duri almeno dal 2007, sospendendo di fatto la vita democratica della cittadina. Il Comune di Sant’Antimo è «da anni afflitto da un inquietante mercinomio di voti – si legge nell’ordinanza – tale da fare venire meno uno dei principi cardine sui cui si fonda la nostra democrazia, ovvero quello della libera consultazione elettorale». 

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Tornando alle elezioni del 2015, il condizionamento del voto non produsse l’esito sperato: il centrodestra venne sconfitto e la gestione del Comune passò nelle mani del centrosinistra che, politicamente, non ebbe vita facile. Come ricostruito dagli inquirenti, la strategia criminosa fu finalizzata da un lato a far decadere quanto prima la maggioranza consiliare e dall’altro a mantenere, malgrado un’amministrazione di diverso schieramento politico, il controllo sull’ufficio tecnico del Comune attraverso la conferma nel ruolo di responsabile dell’ingegnere Claudio Valentino. In tale contesto, le indagini hanno fatto luce su due attentati dinamitardi, avvenuti il 20 novembre 2018 e il 4 dicembre 2018, indirizzati alle abitazioni di consiglieri comunali di maggioranza al fine di farli dimettere dalla loro carica e così far venir meno il numero legale per il funzionamento del Consiglio e determinarne lo scioglimento.

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Inoltre, sono stati individuati gli autori di un terzo attentato esplosivo, avvenuto il 6 gennaio 2018, contro l’abitazione dei familiari del collaboratore di giustizia Claudio Lamino. Sono stati inoltre individuati i mandanti degli atti intimidatori condotti con la minaccia di armi nei confronti di alcuni funzionari dell’Ufficio tecnico comunale, al fine di dissuaderli dall’accettare l’incarico di dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Sant’Antimo. Le indagini hanno infine permesso di ricostruire un collaudato sistema di illecita gestione dell’Utc nell’interesse dei tre clan locali Puca, Verde e Ranucci, con a capo l’ingegner Valentino, indagato sia per l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa (clan Puca), sia per episodi di corruzione e di turbata libertà degli incanti relativi a 4 gare a evidenza pubblica, del complessivo valore di oltre 15 milioni di euro.

Il Consiglio comunale di Sant’Antimo è stato sciolto lo scorso marzo, decisione arrivata a seguito di una relazione da brividi della commissione d’accesso.

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martedì, 9 Giugno 2020 - 13:13
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