Inchiesta su De Gregorio, l’ex senatore chiede i domiciliari: fissata l’udienza dinanzi al Riesame

sergio de gregorio

Lo scorso 5 giugno ha respinto ogni accusa dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli che lo ha fatto finire in carcere, adesso tenta di convincere i giudici del Tribunale del Riesame della Capitale a potere beneficiare quantomeno degli arresti domiciliari. L’ex senatore napoletano Sergio De Gregorio ha presentato ricorso ai giudici della Libertà avverso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata nell’ambito dell’inchiesta su un giro di estorsione e riciclaggio che vede coinvolti anche due ex esponenti della Marina Militare.

L’udienza dinanzi al Riesame si terrà giovedì. De Gregorio, nello specifico, è accusato di estorsione aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio. Contestazioni rispetto alle quali De Gregorio, interrogato per circa tre ore dal gip, si è professato innocente. «Io con tutto questo non c’entro, verificate assegni e passaggi di denaro – ha sostanzialmente detto l’ex parlamentare – E’ tutto tracciabile, non c’è nulla di illecito nelle mie condotte». La procura di Roma gli contesta di essere a capo di un gruppo criminale che per anni ha drenato soldi da commercianti e titolari di bar della Capitale con minacce e violenze e il reimpiego di circa 480 mila euro frutto dell’attività estorsiva. Denaro che poi veniva investito in società create ad hoc.

«I bonifici utilizzati per operazioni di finanziamento delle società sono stati fatti in modo corretto, è tutto verficabile», si è difeso De Gregorio, assistito dagli avvocati Carlo Fabozzo e Viviana Minghelli, che potrebbero presentare istanza al Riesame per chiedere di attenuare la misura cautelare. Nell’ordinanza di arresto il gip però descrive De Gregorio come personaggio di «caratura criminale e scaltrezza davvero eccezionale». Per gli inquirenti è «punto di riferimento indiscusso» del gruppo criminale. Una sorta «di stratega, sempre pronto a ‘sistemare’ le cose. E’ lui che risolve le questioni sorte all’interno della banda e che suggerisce ogni volta le strategie difensive». E’ «recidivo – aggiunge il gip – avendo riportato, tra l’altro, condanne per corruzione in atto contrario ai doveri d’ufficio».

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lunedì, 15 Giugno 2020 - 17:38
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