«Pericolo di fuga»: disposti l’obbligo di dimora e il divieto di espatrio per Massimo Carminati

Tribunale aula

Dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini disposta dal Tribunale della Libertà per Massimo Carminati, per l’ex terrorista dei Nar arrestato nell’ambito dell’inchiesta ‘Mondo di Mezzo’ scatta l’obbligo di dimora dal Comune di Sacrofano, a Nord di Roma. La misura dell’obbligo di dimora (con divieto di espatrio) nel piccolo centro di 7mila anime in cui 5 anni e mezzo fa fu arrestato è stata disposta dalla Procura generale a poche ore dal rilascio di Carminati, che si trovava nel carcere di Oristano: decisione seguita da molte polemiche.

In particolare la Corte di Appello di Roma ha scritto, nel provvedimento, che «sussiste il concreto pericolo di fuga». Nel provvedimento i giudici motivano la decisione alla luce del fatto che «il giudizio di rinvio a carico di Carminati deve essere ancora celebrato e considerati i gravi reati di cui è chiamato a rispondere, i  precedenti penali dello stesso e il tentativo già posto in essere in passato di fuggire all’estero per sottrarsi alla cattura, occasione nella quale venne gravemente ferito». A tal fine «possono trovare applicazione le misure il coercitive richiesta della procura generale».

Il provvedimento è stato notificato nel pomeriggio all’ex Nar dai carabinieri della stazione di Sacrofano. Nell’atto i giudici vietano a Carminati di «allontanarsi senza l’autorizzazione del giudice che procede nonché il divieto di espatrio». I giudici inoltre hanno delegato i carabinieri a «ritirare il passaporto e gli altri documenti valide per l’espatrio».

Il tentativo di fuga cui fa riferimento il provvedimento è quello, risalente al 20 aprile del 1981, durante il quale l’allora 23enne Carminati fu catturato mentre cercava di scappare in Svizzera ma fiu intercettato presso Varese dalla polizia. Ne neacque un conflitto a fuoco, e fu in quella occasione che perse l’uso dell’occhio. Quello fu anche il primo arresto per l’ex Nar che è ritornato in libertà dopo la detenzione preventiva di 5 anni e 7 mesi disposta dal Riesame su richiesta dei suoi legali perché, questa la motivazione, «deve ritenersi che in relazione ai due capi di imputazione il termine complessivo massimo di custodia cautelare è scaduto, con la conseguenza che va disposta la scarcerazione dell’appellante».

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giovedì, 18 Giugno 2020 - 08:30
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