Decreto elezioni, pasticcio della maggioranza sul numero legale: voto di fiducia annullato, va ripetuto

Senato
Il Senato della Repubblica

Il voto di fiducia al Senato sul dl elezioni è stato annullato a causa della mancanza del numero legale dei presenti in Aula e dovrà essere ripetuto nella seduta di questa mattina, alle 9,30. La notizia è stata diffusa nella serata di ieri, dopo una giornata convulsa.

In Aula al momento delle votazioni erano presenti 149 parlamentari, ma l’asticella del numero legale sembra essere quella di 150 presenze. E su questo la presidenza di Palazzo Madama ha fatto le verifiche riscontrando un errore nel computo dei congedi . Un errore definito tecnico che comporterà una nuova votazione alle 9.30 e che ha un solo precedente simile, risalente al 1989.

Il voto di ieri poi annullato aveva sancito l’accorpamento delle elezioni regionali con il referendum sul taglio dei parlamentari in una sola data, quella del 20 settembre: 145 i voti a favore, il voto contrario di Matteo Richetti di Italia Viva e Emma Bonino, Riccardo Nencini presente ma non votante ed opposizione astenuta. Al momento del voto erano presenti 149 senatori, sul filo del numero legale (150) ma la doccia fredda arriva in serata quando, verificando con una sorta di ‘Var’ applicata al voto parlamentare i congedi, che porta il numero legale a 150, la presidenza del Senato annulla la votazione. Un vero e proprio terremoto per il Partito democratico e il Movimento Cinque Stelle che hanno dovuto richiamare tutti i senatori – alcuni già fuori Roma – per consentire il voto di questa mattina.

La ‘bagarre’ è iniziata quando il senatore leghista Roberto Calderoli, accorgendosi anche dei posti nella maggioranza vuoti per l’uscita di senatori dall’aula durante la votazione, ha proposto di passare al voto finale e non a quello sui singoli articoli così negando al governo la possibilità di porre la fiducia; il presidente Casellati fa dunque votare per alzata di mano (proposta approvata) e poi, dopo le proteste della maggioranza, con il voto elettronico. Un voto che ha fatto traballare la maggioranza, con momenti convulsi dei senatori che sono rientrati di corsi prima che si chiudessero gli accessi. Al voto elettronico la proposta di Calderoli non passa per due voti (104 a 102) e si passa al voto di fiducia che è stato poi invalidato in serata dopo la verifica dei congedi.

Ironico il commento del capo di Italia Viva Matteo Renzi: «Senza andare al Var possiamo dire che molti erano al bar ma non considero questo un incidente, succede. Siamo caduti nella trappola mensile di Calderoli» mentre Massimiliano Romeo della Lega attacca la presidente  Casellati: «Rispettiamo il risultato e l’approfondimento svolto dai Questori, sappiamo che sono state visionate le immagini, per cui non abbiamo motivo per dubitare su quanto proclamato. Però – attacca Romeo – siamo amareggiati sul fatto che non ci sia stata corrispondenza tra chi ha votato per alzata di mano e chi ha votato la controprova. E’ chiaro che c’è stato un lasso di tempo che ha consentito ai senatori della maggioranza di raggiungere le loro postazioni». Dura la risposta della presidente dei senatori: «Non accetto che qualcuno possa dire che ho perso del tempo in modo da permettere che qualcuno potesse votare. Lei – aggiunge rivolto a Romeo – non era nemmeno presente».

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venerdì, 19 Giugno 2020 - 08:11
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