Regionali in Campania, dopo gli attacchi di Salvini Cesaro jr non si ricandida e cita Turati per attaccare il leader leghista


Nonostante la fiducia indiscussa riposta in lui da Silvio Berlusconi, Armando Cesaro non sarà protagonista attivo delle prossime elezioni regionali. Il colpo di scena arriva pochi minuti dopo mezzogiorno, quando il figlio del senatore Luigi Cesaro prende la parola nella conferenza stampa organizzata nella sede di Forza Italia in piazza Borsa per mettere un punto al dibattito che si è sollevato attorno alla sua figura politica dopo il ‘veto’ posto da Salvini alla sua candidatura alle Regionali. Veto che, tuttavia, Berlusconi ha rispedito al mittente come puntualizzato in apertura dei lavori dal coordinatore campano Domenico De Siamo: «Mi sono sentito con Berlusconi e nulla osta alla candidatura di Armando».
«Ho riflettuto a lungo – esordisce Cesaro – E questa volta ho deciso di fare un passo di lato».

Tradotto: Cesaro non si candiderà alle elezioni ma continuerà a lavorare dietro le quinte per il partito. «Sono in campo nel partito, in Forza Italia e per il presidente Berlusconi, al quale mi lega un legame affettivo più che politico. E ribadisco che Silvio Berlusconi è il solo capo in cui mi riconosco». Una sottolineatura, quest’ultima, non casuale. Cesaro puntualizza che la decisione di non candidarsi non è un effetto degli attacchi di Salvini, del quale non riconosce alcuna ‘influenza’ su Forza Italia e verso il quale, è facile intuire, non nutre alcuna stima. Basti pensare che, rispondendo a una domanda sulla sua eventuale presenza alla conferenza stampa di Stefano Caldoro che si terrà domani (martedì 30 giugno), Cesaro dice che ci sarà solo se sarà assente Salvini: «Anche io non ho piacere ad incontrarlo».

Eppure, benché sembra evidente che il passo indietro sia legato a doppio filo agli attacchi del leader del Carroccio, Cesaro – almeno ufficialmente – preferisce offrire una motivazione personale: «Il passo di lato non è dovuto a chi mi chiede di farlo, ma lo faccio per una serenità mia e di chi mi sta intorno». Resta, tuttavia, l’amarezza di una scelta che interrompe un percorso «ricco di soddisfazioni, di tantissime vittorie e qualche sconfitte». Un percorso che nel 2015 ha consentito ad Armando Cesaro di raccogliere 30mila preferenze alle Regionali e di diventare capogruppo di Fi in Consiglio. «Il mio consenso viene soltanto dalla mia militanza e dall’affetto dei miei amici che mi hanno sempre sostenuto», dice Cesaro. E con questa affermazione respinge anche l’accusa della procura di Napoli Nord di voto di scambio per la quale Cesaro è attualmente sotto processo, col padre Luigi Cesaro, dinanzi ai giudici del Tribunale di Napoli Nord. «Sull’accusa di voto di scambio sono sereno. Non ho mai smesso di avere fiducia nella magistratura e non smetterò mai di averla – aggiunge Cesaro – E’ legittimo che i magistrati indaghino per cercare le verità. L’unico problema in Italia è che non si aspetta il terzo grado di giudizio. Io so che ho guardato tutti i miei elettori e mi sono comportato nella maniera più corretta possibile».

Questa indagine, ribadisce Cesaro, è il solo problema giudiziario a suo carico. «Anche nell’ultima inchiesta io non ci sono e mi rivolgo a qualcuno che da fuori cerca di invischiarmi in vicende che non mi appartengono», dice, riferendosi all’inchiesta che ha portato in carcere suo zio Antimo e ai domiciliari i suoi zii Raffaele e Aniello mentre suo padre Luigi è indagato (tutti sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa). La stoccata è ovviamente a Salvini che, dopo avere ceduto su Stefano Caldoro come candidato, ha iniziato a fare la guerra a Forza Italia mettendo in discussione una delle sue figure chiave sul territorio, Cesaro appunto. «Forse Salvini spera di prendere in questo modo qualche voto in più, ma io al posto suo non sarei così convinto. Se qualcuno è giustizialista, ci può stare ma lo deve essere con tutti, soprattutto coi suoi. La storia ci ha insegnato a diffidare dei moralisti», osserva.

E, quindi, la lezione al leader della Lega. «Chiudo questa conferenza citando un intervento di Filippo Turati alla Camera nel 1907: la ferocia dei moralisti è superata soltanto dalla loro profonda stupidità».

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lunedì, 29 giugno 2020 - 12:53
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