Omicida scopre la fede in carcere e prende i voti: la storia di un 40enne

Cella Carcere

Condannato a 30 anni per omicidio, ha ritrovato la fede cristiana in carcere e si è consacrato definitivamente alla vita religiosa. E’ la storia – raccontata dalla stampa reggiana – di un uomo, di poco più di 40 anni, rinchiuso nella casa circondariale ‘La Pulce’ di Reggio Emilia. E qui sabato scorso ha pronunciato i voti di povertà, castità e obbedienza ricevuti direttamente dalle mani del vescovo Massimo Camisasca. Una vocazione che aveva anche da ragazzo, tant’è che gli amici e i compagni di scuola lo chiamavano ‘don’ per il suo desiderio di diventare sacerdote.

La sua adolescenza è stata però travolta da alcool, droghe, violenza fino ad arrivare all’omicidio: uccise un uomo in seguito a una rissa, in stato di ebbrezza e sotto effetto di cocaina. L’uomo dovrà trascorrere ancora diversi anni in cella dove però si è riavvicinato alla fede grazie a don Daniele Simonazzi e don Matteo Mioni, cappellani del carcere. Sono stati i due sacerdoti a informare il numero uno della Diocesi reggiana.

«E’ la prima volta che vedo una conversione in carcere – spiega oggi Camisasca al Resto del Carlino – Non gli farà ottenere alcun trattamento di favore, non ha incidenza sul processo, sarebbe assolutamente contrario allo scopo. Anzi lui si è opposto all’avvocato, rifiutandosi di dichiararsi incapace di intendere e di volere. Si è voluto presentare come colpevole e responsabile».

Il vescovo infine ha letto anche diversi scritti consegnati dal condannato: «Scrive che d’ora in poi pregherà per la persona uccisa. Nei testi che mi ha dato rivela una conoscenza di studi teologici».

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mercoledì, 1 luglio 2020 - 17:37
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