Concorso truccato in magistratura, 2 consiglieri laici del Csm chiedono l’apertura di una pratica per verifiche

Csm

Approfondire il caso del concorso truccato in magistratura di cui la stampa ha parlato per la prima volta nel 2017 ma di cui ci si è improvvisamente accorti con l’esplosione dello scandalo che da un anno tiene in scacco la magistratura. I consiglieri laici del Csm, Stefano Cavanna (Lega) e Fulvio Gigliotti (M5S), hanno chiesto al Comitato di presidendenza del Csm l’apertura di una pratica in Prima Commissione per effettuare «un’approfondita istruttoria» e «accertare l’eventuale sussistenza di fatti e/o condotte rilevanti» inerenti alcuni concorsi in magistratura.

L’istanza segue notizie di stampa ipotizzanti «gravissimi fatti astrattamente inficianti la regolarità del concorso di magistratura la cui prova scritta si svolse i giorni 20-21 e 22 maggio 1992 e, forse, anche il concorso dell’anno 2000, essendo emersa dalla documentazione acquisita da un ricorrente, fra le altre cose, la presenza di segni di riconoscimento, nonché di errori elementari di diritto negli elaborati di alcuni vincenti». Sullo stesso argomento, il 2 luglio scorso, è intervenuto, ricordano i due laici nella nota trasmessa al Comitato di presidenza, l’ex vicepresidente della Corte Costituzionale, Guido Neppi Modona «lamentando il ‘silenzio assordante’ degli organi posti al vertice della magistratura, Csm compreso». Secondo Gigliotti e Cavanna, «c’è da ritenere che l’acquisizione, qualora esistente, della documentazione alla quale si riferirebbero gli articoli in questione, nonché l’espletamento di una adeguata istruttoria in merito ai fatti denunciati da detta stampa, possa essere funzionale a verificare se sussistano fatti/condotte rilevanti ai fini delle competenze del Consiglio Superiore della Magistratura, con particolare riguardo alle competenze di cui alla Prima Commissione».

Uno degli articoli di stampa che denunciava irregolarità nel concorso del 1992 è de La Stampa di Torino ed è stato pubblicato anche sul sito del quotidiano il 28 settembre del 2017. Il servizio è a firma dei Selma Chiosso. Poi lo scorso 29 giugno  La Stampa ha rilanciato la vicenda con un approfondimento a cura di Domenico Quirico, nel quale si è sottolineato il silenzio del Csm. E, stavolta, il servizio giornalistico non è passato sotto traccia come accaduto tre anni fa. I tempi sono diversi: parte della magistratura è sotto accusa e da più fronti si leva la voce di ottenere trasparenza su pratiche opache. E questa dei concorsi del 1992, sulla quale ci sarebbe dovuto essere un interesse già nel 2017, diventa adesso una vicenda sulla quale accendere i riflettori.

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lunedì, 6 luglio 2020 - 18:21
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