Napoli, bimbo comprato illegalmente: assolto il boss Ciro Rinaldi. Il pm aveva chiesto 12 anni di reclusione

Procura Napoli

Raffaele Maddaluno, storico affiliato al clan Rinaldi, e la moglie Teresa Formisano hanno cresciuto illegalmente un bambino rumeno non loro ma il boss Ciro Rinaldi non ha contribuito economicamente affinché i due riuscissero a comprare il piccolo.

Nel primo pomeriggio di oggi i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli (presidente Cristiano) hanno aggiunto un nuovo tassello processuale ad una storia emersa grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Il boss Ciro Rinaldi, attualmente in regime di carcere duro e condannato (in primo grado) all’ergastolo per il duplice omicidio del boss Raffaele Cepparulo e dell’innocente Ciro Colonna, è stato assolto dall’accusa di alterazione di stato con l’aggravante della matrice camorristica. Il pubblico ministero antimafia Antonella Fratello, che ha istruito l’inchiesta e sostenuto l’accusa in giudizio, ha sostenuto – sulla scorta dei racconti dei pentiti – che Rinaldi intervenne economicamente nella compravendita, illecita, del bambino per dimostrare nel quartiere la sua forza criminale e in tal modo anche cementare il consenso tra gli affiliati. Per questa ragione, all’esito della requisitoria, il magistrato aveva chiesto la condanna dell’imputato a 12 anni di reclusione. 

Questa ipotesi è stata però messa in discussione dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Salvatore Impradice, che a loro sostegno hanno portato l’esito del processo, svoltosi con il rito abbreviato, a carico di Raffaele Maddaluno, della moglie Teresa Formisano e della donna rumena madre del piccolo: i tre sono stati condannati per alterazione di Stato essendo pacifica la circostanza che Maddaluno alterò i documenti di nascita del piccolo allo scopo di poterlo crescere con la moglie. Tuttavia in quel processo il gip escluse l’aggravante della matrice camorristica. Cadendo questo legame malavitoso, i difensori di Rinaldi hanno fatto notare che non vi sono elementi per sostenere un concorso morale o materiale di Rinaldi nella vicenda, anche considerato che non c’è traccia di alcun pagamento effettualmente da Rinaldi.

Il Tribunale, al termine del dibattimento, ha deciso di mandare assolto il boss Rinaldi: se vi è stato un pieno accoglimento delle argomentazioni della difesa lo si saprà con il deposito delle motivazioni della sentenza, fissato entro 90 giorni. Presa visione del ragionamento del Tribunale, la procura potrà decidere se impugnare la sentenza e presentare ricorso in Appello.

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martedì, 7 luglio 2020 - 15:29
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