Napoli, detenuto affetto da un cancro alla gola: ignorate le istanze di trasferimento in strutture attrezzate per operarlo

Carcere Poggioreale
Il carcere di Poggioreale
di Manuela Galletta

Tutelare la salute sempre e comunque. Anche se il diritto da preservare è quello di una persona che ha commesso un reato ed è in carcere per il saldare il suo debito con la giustizia. Così dovrebbe essere ma così non è. Non sempre.

La storia di Antonio Avitabile, 44enne di Torre Annunziata (in provincia di Napoli), è una di quelle che racconta come sia difficile, per un detenuto, vedersi riconosciuto il diritto alla tutela della salute garantito dalla Costituzione. Una storia non rara, ma che raramente fa scalpore e sollecita l’interesse dei politici che, al contrario, sono sempre vigili quando si è in presenza di una scarcerazione concessa (per gravi motivi di salute).

Avitabile è attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale dove sta scontando una condanna definitiva per rapina. Tuttavia, denuncia l’avvocato Michele Riggi, la casa circondariale partenopea non è in grado allo stato di assicurargli tutte le cure adeguate al suo particolare e grave stato di salute. Avitabile è affetto da cancro della laringe, patologia attestata alla fine del giugno scorso dal medico legale Ernesto Izzo (nominato dall’avvocato Riggi). Il tumore si è ripresentato dopo molti anni a causa «di cure non adeguate». E, adesso, rischia di mettere Avitabile in serio pericolo di vita. «Il mio assistito ha bisogno infatti di cure specialistiche e di un intervento chirurgico non più procrastinabili», spiega l’avvocato Riggi che da diverse settimane lotta, a suon di istanze agli enti preposti, affinché ad Avitabile venga concesso il trasferimento in «una struttura sanitaria adeguata e attrezzata al delicatissimo e gravissimo caso concreto». Una battaglia, quella del penalista, contro i mulini a vento. La malattia ha provocato ad Avitabile anche perdite di sangue dalla bocca, come certificato di recente dalla medicheria del carcere e riscontrato dal dottor Izzo.

«E’ prevedibile che la protrazione dello stato di detenzione possa cagionare un grave pregiudizio per la integrità psico-fisica del condannato tale da esporlo al pericolo di vita considerata la grave patologia a prognosi infausta, difficoltà ed impossibilità eseguire da detenuto da quanto rappresentato, si specifica infine che le attuali condizioni di salute del signore Avitabile sono totalmente incompatibili con il suo stato di detenzione», è un passaggio della relazione del dottor Izzo. Parole chiare, chiarissime. Che l’avvocato Riggi ha allegato nelle sue istanze. Ad oggi però Avitabile resta detenuto. Il penalista ha anche inviato una Pec al ministero della Giustizia chiedendo un intervento del ministro della Giustizia. Al momento non è arrivato alcuna risposta. Eppure il quadro clinico di Avitabile è complesso e delicato. E, come evidenzia con rammarico l’avvocato Riggi, «ogni giorno perso nell’approntare gli  strumenti terapeutici più adeguati al gravissimo tumore da cui è affetto il sig. Avitabile, sarà un giorno in  cui le speranze di salvare la vita del detenuto si assottiglieranno sempre di più».

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lunedì, 13 luglio 2020 - 15:58
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