‘Ndrangheta in Valle d’Aosta, condannati 12 imputati. Inflitti 4 anni e mezzo a un avvocato penalista

giudice martello

L’inchiesta ‘Geenna’ sulla presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta sfocia in 12 condanne, tanti quanti gli imputati che hanno scelto di essere processati col rito abbreviato (formula che prevede lo sconto di un terzo della pena). Nel primo pomeriggio di oggi il giudice per le indagini preliminari Alessandra Danieli del Tribunale di Torino ha trasformato in una prima verità processuale la tesi accusatoria sostenuta dai pubblici ministeri Stefano Castellani e Valerio Longi ma ha disposto pene più basse di quelle invocate nella requisitoria tenutasi a gennaio. In qualche caso si è proceduto anche ad una rivisitazione delle contestazioni.

L’avvocato penalista Carlo Maria Romeo del foro di Torino è stato sì condannato ma non per l’accusa più grave, quella di concorso esterno in associazione di stampo mafioso: rispetto a questa ipotesi di reato il gip ha pronunciato una sentenza di assoluzione. Carlo Maria Romeo, originario di Bolivano in provincia di Reggio Calabria, è stato invece condannato a 4 anni e 6 mesi rispetto ad altri episodi. La difesa ha comunque già annunciato ricorso in Appello: il penalista si è sempre professato innocente rispetto a tutte le accuse a lui mosse. 

La pena più alta è stata emessa per Bruno Nirta, che secondo gli inquirenti avrebbe svolto rotoli di direzione, promozione e organizzazione locale di ‘ndrangheta ad Aosta: il gip ha stabilito 12 anni e 8 mesi di reclusione a fronte di una richiesta a 20 anni di reclusione. Nirta era il referente della cosca Nirta-Scalzone di San Luca ed è stato riconosciuto colpevole di associazione di stampo mafioso. Per lo stesso reato sono stati condannati i Francesco Mammoliti (5 anni e 4 mesi), Robert Alex Di Donato (5 anni) e Marco Fabrizio Di Donato (9 anni).  Per l’accusa di favoreggiamento, invece, sono stati condannati Roberto Bonarelli (un anno e 6 mesi) e Giacomo Albanini (un anno e 4 mesi, pena sospesa): avrebbero avvertito il ristoratore Antonio Raso (sotto processo col rito ordinario), considerato un esponente di vernice della locale ‘ndrangheta, della presenza di microspie nel suo locale. Raso è anche accusato di aver promesso voti – con l’aggravante del metodo mafioso – all’allora (era l’inizio del 2015) candidato sindaco di Aosta Fulvio Centoz (estraneo all’inchiesta), che però rifiutò.

«E’ la prima volta che viene riconosciuta a livello giudiziario la presenza della ‘Ndrangheta in Valle d’Aosta», ha commentato Dionigi Tibone, il magistrato che oggi al Palazzo di Giustizia di Torino ha rappresentato la procura al momento della lettura della sentenza di uno dei processi nati dall’inchiesta Geenna. «L’impianto accusatorio – ha aggiunto Tibone – è stato sostanzialmente confermato».

Leggi anche:
– 
Napoli, sfonda in auto la ringhiera in via Petrarca e precipita: 29enne estratto dalle lamiere | Video
– 
Corruzione: ai domiciliari sindaco, ex vicesindaco e comandante della Polizia municipale di Favignana
– 
Dia, 51 Comuni sciolti per mafia: dato più alto dal ’91. Al Nord professionisti e imprenditori si ‘propongono’ alle cosche
– 
Sentenza copia-incolla, il ministro Bonafede invia gli ispettori alla Corte di Appello penale di Venezia
– 
Palermo, nessuna vittima nel sottopasso allagato. Dopo il disastro la Procura valuta l’apertura di un’indagine
– 
Superbonus per le case, incentivi auto, cassa integrazione e tasse: tutte le novità del Dl Rilancio approvato a Senato
– 
Esame avvocato, la denuncia dell’UpAvv: «Lo slittamento dell’esito degli scritti altra tegola sui praticanti»

venerdì, 17 Luglio 2020 - 16:21
© RIPRODUZIONE RISERVATA