Omicidio Mollicone, il gup rinvia a giudizio l’ex maresciallo Mottola e 4 imputati

La 18enne Serena Mollicone venne uccisa ad Arce il primo giugno del 2001

Il gup Domenico Di Croce ha deciso: tutti rinviati a giudizio i cinque imputati per l’omicidio della giovane Serena Morricone, uccisa ad Arce nel 2001. A processo, quindi l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie e del figlio Marco. A giudizio anche il maresciallo Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano. La prima udienza del processo si terrà il 15 gennaio prossimo nel Tribunale di 1«Cassino.

«Siamo soddisfatti, abbiamo ottenuto quello che avevamo chiesto che è il massimo che potevamo ottenere. Un pensiero forte va Gugliemo, se fosse stato vivo avrebbe vissuto anche lui questa soddisfazione. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie al suo coraggio e alla sua perseveranza». A affermarlo l’avvocato Dario De Santis, legale di Guglielmo Mollicone, padre di Serena. Guglielmo, dopo aver lottato una vita perché si arrivasse alla verità, è morto il 31 maggio scorso.

«Siamo consapevoli delle nostre ragioni e le faremo valere. Il maresciallo Mottola è innocente, si è detto tranquillo e affronterà serenamente il processo». afferma l’avvocato Francesco Germani, difensore della famiglia Mottola. «Sono 10 anni che il maresciallo e la sua famiglia sono nel tritacarne mediatico, hanno affrontato questa situazione con una forza d’animo encomiabile e sono convinti che prima o poi la verità verrà fuori. Quello che stanno vivendo è un macigno che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Non è degno di un paese civile che si debbano aspettare 10 anni per un processo».

La storia di Serena
Il primo giugno del 2001 Serena Mollicone, 18 anni, esce di casa la mattina presto ad Arce. Va all’ospedale di Sora dove ha un appuntamento fissato da qualche giorno per un’ortopanoramica. Da quel momento però non farà più ritorno a casa e le ultime ore della sua vita restano un mistero. All’ora di pranzo il padre, Guglielmo Mollicone, maestro elementare e titolare di una cartoleria, inizia a preoccuparsi per l’assenza e nel pomeriggio ne denuncia la scomparsa. Cominciano le ricerche: forze dell’ordine e volontari setacciano i paesi del circondario con una foto di Serena nella speranza di rintracciarla.

Due giorni dopo, due volontari della Protezione Civile trovano Serena. Il corpo è vicino a un mucchio di rifiuti e seminascosto da una lavatrice e altri ingombranti, abbandonato sull’erba in un boschetto all’Anitrella. Serena viene trovata con mani e piedi legati da nastro adesivo e fil di ferro e un sacchetto dell’eurospin in testa. Iniziano le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica di Cassino, Gianfranco Izzo e dai sostituti procuratori Maurizio Arcuri e Carlo Morra. Nel 2003 viene accusato dell’omicidio il carrozziere Carmine Belli. Dopo tre anni di processi il 37enne carrozziere viene definitivamente assolto.

A marzo del 2008 la svolta, il brigadiere Santino Tuzi rende alcune dichiarazioni e racconta di averla vista entrare nella caserma dei carabinieri ma di non averla vista uscire. Poco dopo il brigatiere Tuzi viene trovato morto nella sua auto in un bosco, ucciso da un colpo di pistola al petto. L’ipotesi è di suicidio. La figlia si dirà convinta del legame tra la morte del padre e «la verità sul caso di Serena Mollicone». «Sono certa che mio padre sapesse qualcosa e che era stato minacciato di ritorsioni nei confronti della famiglia», dice Maria Tuzi.

A giugno del 2011 il colpo di scena con l’iscrizione di alcune persone nel registro degli indagati. Quattro uomini e una donna, dovranno essere sottoposti al test del dna. Si tratta dell’ex fidanzato di Serena, Michele Fioretti e la madre Rosina Partigianoni (le cui posizioni vengono poi archiviate), l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, il figlio Marco e un altro carabiniere, Francesco Suprano.

La procura di Cassino, il 30 luglio 2019, a 18 anni dall’omicidio, chiede il rinvio a giudizio per cinque persone: si tratta del maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco e del maresciallo Vincenzo Quatrale, che sono accusati di concorso nell’omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Infine l’appuntato Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento.

venerdì, 24 Luglio 2020 - 19:32
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