Processo sulla Giustizia svenduta a Trani, quando l’imprenditore comprò un Rolex da regalare per favorire una sua udienza

Tribunale Trani
Tribunale di Trani
di Roberta Miele

Riavvolgiamo il nastro di uno dei processi più delicati che verte su un ipotizzato giro di corruzione all’interno di un Palazzo di Giustizia ad opera di magistrati. Il processo riguarda la cittadella della legge di Trani. La cronaca capillare della quarta udienza. Per leggere i servizi relativi alle altre udienze, basta cliccare sul tag – alla fine dell’articolo – ‘sistema trani’.


«Se il processo va bene, avrò i soldi per pagarti». Bartolomeo D.A. è il responsabile di una importante gioielleria di Bari. Quando il 16 maggio 2016 l’imprenditore Flavio D’Introno, accompagnato dall’amica in comune Simona Cuomo, gli chiese un Rolex Daytona, Bartolomeo D.A. magari pensò di avere fatto una buona vendita. Al momento del pagamento, però, Flavio D’Introno gli rivelò di non avere i 27mila richiesti. «Non mi diede niente, mi disse “sto aspettando dei pagamenti. Simona ti fa un assegno a garanzia”, ma Simona non poteva perché non aveva il libretto e si sottrasse. Poi mi chiamò da parte e mi rassicurò dicendomi che ne avrebbe risposto lei. Allora gli diedi l’orologio trattenendomi la garanzia» ha dichiarato Bartolomeo D.A. all’udienza del 18 dicembre 2019 del processo al “Sistema Trani” dinanzi alla seconda Sezione del Tribunale di Lecce presieduta da Pietro Baffa. Sul banco degli imputati l’ex gip tranese Michele Nardi, considerato a capo di un’organizzazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, l’avvocato barese Simona Cuomo, il titolare di una palestra Gianluigi Patruno, l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro e l’ex cognato del pm tranese Antonio Savasta (ormai dimessosi) Savino Zagaria.

Bartolomeo D.A. voleva consegnare il costoso orologio a Flavio D’Introno che però insistette: «Mi spiegò che aveva dei processi in corso e che doveva fare questo regalo a una persona. Mi disse che gli sarebbe servito per un’udienza molto importante per il suo patrimonio che ci sarebbe stata di lì a poco». Mentre confezionava il pacchetto, il direttore del negozio sentì la conversazione tra l’imprenditore di Corato e la sua legale dell’epoca: «Cuomo lo incitava ad essere fiducioso, specie dopo il regalo appena acquistato. Gli diceva “adesso glielo diamo e vedrai che è tutto a posto”». Di tutti quei soldi Flavio D’Introno in un anno e mezzo ha pagato solo 17mila euro, costringendo il gioielliere a chiedere un prestito per saldare la differenza con i proprietari della gioielleria. Anche Paolo Mangione, che all’epoca aveva un laboratorio orafo, si è trovato nella stessa situazione di D’Arienzo. Flavio D’Introno nel febbraio 2018 gli chiese due pietre da un carato l’una: «Gli chiesi 27mila euro, io le acquistai per 25mila. Non ho ricevuto neanche un soldo. Diceva che non poteva pagarmi perché era imputato in un processo e aveva il patrimonio bloccato. A breve sarebbe stato assolto e sarebbe rientrato in possesso di tutti i beni e avrebbe onorato il debito con me». Flavio D’Introno comprava anche elettrodomestici, computer, tablet, telefonini. Tra il 2015 e il 2018 si è recato spesso con Michele Nardi e talvolta con Simona Cuomo al punto vendita Trony di Marco Lotito a Corato: «Sceglievano i prodotti e poi D’Introno pagava».

Flavio D’Introno – stando al racconto di Ruggiero Guaglione, ex fidanzato di Emilia Savasta – non si limitava ai regali: mandava anche del denaro al pm tranese Antonio Savasta (imputato per gli stessi fatti nel giudizio abbreviato) tramite l’ex cognato Savino Zagaria. Durante la relazione tra Ruggiero Guaglione e la sorella dell’ex magistrato, Savino Zagaria era una presenza fissa in casa: «Chiesi conto ad Emilia. Alla fine mi spiegò che Zagaria portava i soldi da D’Introno a Savasta». Nel corso della lunga udienza, in cui hanno sfilato dieci testimoni, è stata ascoltata anche la consulente grafologica Vittoria Zecca per la quale la minuta scritta a penna a nome di Domenico D’Introno, fratello di Flavio, e indirizzata ad Antonio Savasta «ha elementi di compatibilità con la grafia di Nardi tali da ritenere che il documento provenga dalla mano di quest’ultimo».

venerdì, 24 Luglio 2020 - 14:28
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