Carabinieri arrestati, sopralluogo dei pm nella stazione Levante. Nuovi interrogatori, la compagna di Montella fa scena muta

caserma Levante a Piacenza
La stazione Levante a Piacenza

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Sopralluogo, questa mattina, nella stazione dei carabinieri Levante a Piacenza che è finita sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di sei militari che lavoravano nel presidio (5 sono in carcere, mentre uno è ai domiciliari). Si tratta di «un un momento investigativo importante, è nostro dovere mantenere il massimo riserbo», sono state le parole del procuratore capo di Piacenza, Grazia Pradella, che insieme agli investigatori delle fiamme gialle ha fatto un sopralluogo in caserma. Nei prossimi giorni la caserma di via Caccialupo sarà sottoposta, nei prossimi giorni, anche all’esame degli esperti del Ris: si cercano eventuali tracce di sangue o altri elementi in grado di rafforzare il quadro accusatorio in cui vengono contestati ai militari della stazione pestaggi e spaccio di droga. Gli inquirenti sono al lavoro per verificare anche eventuali omissioni o responsabilità nella catena di comando dell’Arma.

Oggi, intanto, sono proseguiti gli interrogatori di garanzia. Marialuisa Cattaneo, la compagna del carabiniere Giuseppe Montella che è al centro dell’inchiesta, si è avvalsa della facoltà di non rispondere (impedendo così al gip di fare domande) ma ha rilasciato una breve dichiarazione spontanea (un monologo) per professare la propria estraneità rispetto all’accusa di droga per la quale è stata sottoposta ai domiciliari.

Interrogatorio di garanzia anche per il maresciallo Marco Orlando, comandante della stazione e messo ai domiciliari perché accusato di abuso d’ufficio e falso ideologico aggravato in concorso con altri colleghi. Assistito dall’avvocato Antonio Nicoli, anche Orlando si è avvalso della facoltà di non rispondere. «In questa fase processuale – ha spiegato l’avvocato – abbiamo ritenuto di non rispondere, eventualmente ci rivolgeremo alla procura in un momento successivo». Secondo l’accusa, Orlando avrebbe omesso importanti informazioni ai pm “mentendo spudoratamente” nelle comunicazioni telefoniche con i magistrati. Nell’ordinanza firmata dal gip Luca Milani, emerge come Orlando «sia inviso alla maggior parte dei suoi colleghi ma questa – ha scritto il gip – non può certo rappresentare una scusante per un atteggiamento che ha assunto i contorni del penalmente rilevante, caratterizzato da dolose omissioni, falsità, superficialità e accidia».

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lunedì, 27 Luglio 2020 - 15:12
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