Uccide il padre violento, 28enne agli arresti domiciliari. Il giudice: «Alessio esasperato dalla violenza del genitore»

Tribunale aula

Il giudice per le indagini preliminari di Genova ha disposto gli arresti domiciliari per Alessio Scalamandré, il 28enne genovese che lunedì sera, al culmine di una lite, ha ucciso il padre Pasquale Scalamandrè nell’appartamento in cui vive con il fratello. La decisione è arrivata dopo l’udienza di convalida dell’arresto.

La decisione è stata motivata dal gip che ha descritto il clima di profonda esasperazione che si viveva nella famiglia e nutrita soprattutto dal giovane nei confronti del genitore che era stato raggiunto dal provvedimento di divieto di avvicinamento a moglie e figli perché, stando al racconto emerso subito dopo l’accaduto, per anni aveva esercitato in maniera autoritaria e violenta la propria autorità sui familiari. Una situazione insostenibile il cui epilogo è stato l’omicidio perpetrato dal ragazzo con un coltello e un mattarello.

«La scelta della misura cautelare tiene conto della genesi di questo terribile delitto – scrive il giudice Angela Nutini nel provvedimento con cui concede i domiciliari ad Alessio –  frutto dell’esasperazione di un figlio nei confronti di un genitore violento non emergendo precedenti condotte dell’indagato e, per contro, la vicinanza della comunità in cui abita». Il ragazzo era in carcere da martedì mattina dopo avere confessato di avere ucciso il padre. Circa la ricostruzione dei fatti per il giudice «è credibile che Alessio, così come Simone (il fratello minore ndr) temessero per la propria incolumità essendo emerso che il padre fosse un uomo autoritario, minaccioso ed anche manesco». E ancora: «E’ certo che Alessio fosse esasperato da una situazione protrattasi per anni e che lo aveva costretto a lasciare il suo primo lavoro e talvolta a rinunciare alle uscite con gli amici».  Per il gip tuttavia non è possibile al momento invocare la legittima difesa, come chiesto dall’avvocato del ragazzo, Luca Rinaldi, per il numero dei colpi inferti e per come la colluttazione è stata raccontata dallo stesso 28enne. Alessio «ha inferto un numero rilevante di colpi ponendo in essere una condotta che, allo stato, deve ritenersi  andare oltre i  limiti della legittima difesa quand’anche putativa – scrive Nutini – anche in considerazione della violenza impiegata, tale da determinare schizzi di sangue anche a rilevante distanza rispetto al luogo del rinvenimento della salma».

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venerdì, 14 Agosto 2020 - 10:19
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