Scuola, oggi si riparte: no alla mascherina se c’è il distanziamento. Azzolina: «Non ci saranno classi pollaio»


Niente mascherina a scuola se viene rispettata la distanza di un metro. Lo indica il Comitato tecnico scientifico in una nota. Nella scuola primaria, si legge, «per favorire l’apprendimento e lo sviluppo relazionale, la mascherina può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (ad esempio il canto)». «Nella scuola secondaria – continua –  anche considerando una trasmissibilità analoga a quella degli adulti, la mascherina può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro, l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto) e in situazione epidemiologica di bassa circolazione virale come definita dalla autorità sanitaria».

E questa mattina, martedì primo settembre, la campanella torna a suonare per i corsi di recupero. Si tratta di un importante banco di prova per gli istituti scolastici alle prese con linee guida e nuove regole di convivenza imposte dall’emergenza sanitaria. Incassato l’accordo sul trasporto pubblico locale, fondamentale per non trasformare i mezzi pubblici in facile veicolo di contagio rendendo inutili le iniziative dei presidi, si riprende con l’indicazione del Cts sul distanziamento.

Il ministro per l’Istruzione Lucia Azzolina ha inviato una lettera a docenti, presidi e personale scolastico alla vigilia della riapertura: «Lavoriamo tutti insieme e riconsegniamo le scuole ai nostri studenti – ha scritto –  il Paese ce ne sarà riconoscente. Abbiamo una responsabilità storica grande. Sarà un anno duro. Ma anche l’inizio di un percorso diverso. Avremo le risorse dall’Europa con cui costruire la scuola di domani, a partire dagli insegnamenti di questi mesi. Abbiamo le idee e il coraggio per realizzarle»

«Respingeremo sempre con forza le insinuazioni che mirano a gettare discredito sulle istituzioni scolastiche e soprattutto su chi ci lavora – ha aggiunto -. Come quelle che danno già per certa una fuga ipotetica di insegnanti dalle classi. O le narrazioni secondo cui non ci saranno corsi di recupero perché i docenti si rifiutano di farli. Traduzioni semplicistiche che rischiano di fare danno al sistema. Dimostriamo ancora una volta che il corpo dei docenti è sano. Composto da insegnanti che ci credono. Che amano il proprio lavoro e lo svolgono con professionalità e impegno».

«Già a giugno è stato varato il Piano per la ripartenza di settembre, preparato insieme ai tanti attori del sistema scolastico e istituzionale. Da allora – scrive Azzolina – non ci siamo mai fermati. Abbiamo collaborato con le autorità sanitarie per avere regole condivise. E se queste sisono evolute nel corso dell’estate è perché il quadro di una pandemia non è una fotografia, non è statico, e al mutare delle condizioni la politica può e deve prendere nuove decisioni. Lo abbiamo fatto. Oggi abbiamo regole chiare, tra le più rigorose in Europa».

«Ci troveremo a convivere con regole di sicurezza da rispettare e con una maggiore attenzione agli aspetti sanitari. Non era mai successo prima – afferma ancora Azzolina -. So che c’è preoccupazione, è comprensibile. Ci darà sostegno la garanzia del gran lavoro fatto. Lo dico senza alcun trionfalismo, ma con soddisfazione: dati alla mano, nessuno in Europa si è impegnato così tanto nei mesi estivi per preparare la scuola a questa nuova stagione».

Il ministro promette che non ci saranno più classi pollaio. Nella lettera spiega che i fondi ci sono: «Porteremo avanti questo percorso. Così come dobbiamo immaginare e realizzare un Piano pluriennale di investimenti sull’edilizia scolastica, grazie all’impiego delle risorse provenienti dal cosiddetto Recovery Fund. Abbiamo un obiettivo preciso, da raggiungere in tempi certi: dotare il nostro Paese di scuole migliori, più sicure e funzionali alle esigenze di studentesse e studenti».

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martedì, 1 Settembre 2020 - 08:40
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