Caos procure, Palamara prova a scippare (invano) il suo processo disciplinare al Csm: «Non ha serenità di giudizio»

Luca Palamara
Il pm romano Luca Palamara al centro dello scandalo sulle toghe

Luca Palamara non riesce a strappare al Csm il processo disciplinare che lo vede imputato. E non sarà giudicato neppure contestualmente agli ex consiglieri del Csm che sono finiti nel tritacarne dopo l’ormai famosa cena con i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Mattia Ferri in un albergo di Roma.

Si è aperta subito in salita l’udienza davanti alla Sezione disciplinare del Csm a carico del pm romano Luca Palamara e di 5 ex consiglieri del Csm (Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Luigi Spina, Antonio Lepre e Gianluigi Morlini), tutti accusati di un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei colleghi e di interferenza nell’attività di un organo di rilevanza costituzionale. La contestazione, nello specifico, riguarda presunte manovre, intavolate durante una cena in hotel con i politici Luca Lotti e Cosimo Ferri (all’epoca dei fatti entrambi del Pd; il secondo è poi transitato in Italia Viva), per pilotare le future nomine ai vertici delle procure, Roma in testa.

La difesa di Palamara, già sospeso in via cautelare dalle funzioni e dallo stipendio, ha provato a strappare il procedimento dalle mani del Csm chiedendo la rimessione degli atti delle Sezioni Unite della Cassazione, ritenendo – come specificato in una memoria di 35 pagine – che vi siano state troppe prese di posizione colpevoliste dei consiglieri del Csm sulle vicende al centro del processo che non assicurano la «libera determinazione» del collegio giudicante. Tra i riferimenti citati nella memoria vi è il paragone con la P2 e l’accostamento del suo caso a quello del giudice Franco e di Berlusconi; la circostanza che dagli sms contenuti nel suo cellulare – ed estratti tramite il trojan fatto inserire nel suo cellulare dalla procura di Perugia- è emerso il ruolo che lui stesso ha avuto con Ferri e Lotti nell’accordo politico che portò all’elezione di David Ermini, di cui ha chiesto la testimonianza. Il tentativo però è andato a vuoto. Quest’ultima, per la difesa, è «una ragione di più per dubitare dell’effettiva serenita'” di questa Sezione disciplinare».

Respinta anche la richiesta di ricusazione dei giudice presentata da Luigi Spina e Gianluigi Morlini. Anche alla procura generale della Cassazione, che rappresenta l’accusa, non è andata meglio: il pg aveva chiesto la riunione, per ragioni di economia processuale, in un unico processo delle posizioni di Palamara e dei 5 ex consiglieri che sinora viaggiavano su binari paralleli. Una soluzione che non è piaciuta ai difensori degli 5 ex componenti dei Csm, soprattutto alla luce del fatto che Palamara rischia di essere interessato da un processo ‘monstre’ avendo citato ben 113 testi (ma non è detto che saranno tutti ammessi. Alla fine il Csm ha deciso di tenere separati i due procedimenti.

La nuova udienza è stata fissata per il 18. Intanto sabato prossimo sarà un’altra giornata cruciale per Palamara. L’assemblea di tutti gli iscritti all’Anm deve valutare il suo ricorso contro l’espulsione dal sindacato delle toghe, di cui è stato presidente, caso unico nella storia della magistratura.

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martedì, 15 Settembre 2020 - 20:36
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