Referendum, tutti d’accordo: «Cambiare il Parlamento». Ma le soluzioni sono diverse: promotori del Sì e del No a confronto


Qualunque sia il risultato finale, il referendum sul taglio dei parlamentari lascerà tante questioni aperte. L’estrema sintesi del confronto organizzato in diretta Facebook dall’associazione politico-culturale di Torre Annunziata “La paranza delle idee” tra promotori del Sì e del No alla riforma costituzionale che riduce gli eletti da 945 a 600, si racchiude nella consapevolezza che il Parlamento così com’è non va. Ma con distinguo che portano a scelte diverse.

«Vedo un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Bisognerà fare altri passaggi, credo sia anche un modo per fare partire un detonatore per avviare un percorso riformatore», ha detto Giorgio Grasso, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università dell’Insubria. La riduzione dei parlamentari non acuirà, secondo il professore, la debolezza di cui soffre l’organo legislativo nei confronti del Governo. Al contrario, la riforma «può essere il modo per ridare il fiato ad un’istituzione parlamentare che ha qualche grave difficoltà». Dello stesso avviso Marco Esposito, giornalista e saggista, per il quale il taglio darà maggiore forza ed autorevolezza al Parlamento e non lederà la rappresentanza, intaccata in realtà dalla legge elettorale. «Non mi sento rappresentato dal ‘mio’ parlamentare, che sia di quartiere, di regione o quello che è, perché mi viene imposto sulla scheda. – ha dichiarato Esposito – Anche nella legge elettorale che si va a disegnare ci sono le liste bloccate che non piacciono a me elettore ma piacciono alle segreterie dei partiti. Questo è il vero problema, il correttivo che dobbiamo apportare. Se riesco a votare il candidato che mi piace, un parlamentare su seicento ha indubbiamente maggiore peso, responsabilità e prestigio rispetto ad uno su mille».

Sul fronte del No, la fiducia sulle conseguenze positive della riforma – per dirla con le parole di Salvatore Prisco, docente di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università Federico II di Napoli – «sono una speranza, una dichiarazione di fede». Troppi le incognite e i rischi per il costituzionalista che ha avvertito: «Se diminuiamo il numero degli eletti le segreterie di partiti e le lobby che finanziano i collegi più ampi peseranno di più. Attribuiamo alla Costituzione una malattia che c’è, ma è del sistema politico e dei partiti. La strada corretta è chiedere tutti insieme, costituzionalisti del Sì e del No, una riforma e un’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, che dispone la partecipazione alla politica con metodo democratico, per la democrazia interna ai partiti e una legge sulla trasparenza delle lobby».  La diminuzione del numero degli eletti, sostiene Prisco, finirà per favorire le segreterie di partito e le lobby che, finanziando le campagne elettorali nei collegi più ampi, peseranno di più. «Non credo che vogliamo questo. – ha concluso – Tutti abbiamo preso atto della crisi del Parlamento e vogliamo che acquisti forza». Ed effetti negativi, per Marco Plutino, costituzionalista dell’Università di Cassino, si riverbereranno sull’operatività dell’organo legislativo. «Già oggi il Parlamento sceglie di esaminare a turno i provvedimenti del Governo, il che umilia una volta la Camera una volta il Senato, che invece hanno pari dignità. Credo che il peggiore difetto di questa revisione sia confermare e, a mio avviso, aggravare il bicameralismo paritario, mentre come è noto abbiamo sempre provato a fare un bicameralismo differenziato. Un numero così basso di deputati e senatori, peraltro divisi in due camere, offre una cifra insufficiente proprio rispetto ai meccanismi interni alle camere e creerebbe dei problemi importati di funzionalità».

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giovedì, 17 Settembre 2020 - 14:54
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