Suicida a 11 anni, Paipais: «Subito un intervento normativo per un uso corretto e responsabile della Rete»

Nel riquadro l'avvocato Gennaro Demetrio Paipais

Il sospetto che dietro la tragica scomparsa del bambino di 11 anni morto suicida a Chiaia ci sia un macabro e pericoloso gioco online occupa adesso non solo le indagini disposte dalla procura ma anche il dibattito pubblico. Ché quello degli adolescenti ‘in balia’ dei supporti informatici è un tema che segna i tempi moderni ed è un tema al quale i genitori sono assai sensibili, inclusi quelli presenti nella vita dei figli, come lo erano la mamma e il papà dell’11enne che non c’è più. Anche se nel caso specifico non vi sia ancora certezza sulle cause del gesto, la pista seguita dalla magistratura è bastata a fare scattare l’allarme. Così mentre tutti i genitori, sgomenti, si interrogano sulle insidie dell’online dal mondo delle istituzioni si levano le voci di chi chiede interventi concreti per cercare di tappare le trappole per gli adolescenti che navigano in Rete.

«Da tempo auspichiamo un intervento normativo per contrastare la dipendenza dei minori dai socialnetwork e per scongiurare l’uso improprio di smartphone, tablet e pc – scrive in una nota l’avvocato Gennaro Demetrio Paipais, Presidente dell’Unione Giovani Penalisti di Napoli ed esperto in Diritto minorile – E’ necessario promuovere una capillare azione di Media Education non solo in ambito scolastico ma in tutti i contesti di vita dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, a partire dalla famiglia, laddove soprattutto gli adulti necessitano di riflettere su modalità educative necessarie per sviluppare un uso corretto e responsabile della Rete». L’avvocato Paipais propone dunque lo studio di una proposta normativa condivisa dalle principali Istituzioni a tutela dei più piccoli, ossia l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di concerto con il Ministro dell’Istruzione.

«La normativa di tutela dei minori dai rischi della rete è ancora acerba e i genitori spesso non conoscono le modalità di accesso alle nuove applicazioni, per cui non sono in grado di svolgere un ruolo attivo per il loro corretto utilizzo», conclude l’avvocato Paipais.

mercoledì, 30 Settembre 2020 - 22:16
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