Appalti e camorra, la Cassazione cancella la condanna all’ex senatore Barbato. Definitive le pene per altri 3 imputati

Tribunale

La condanna disposta in primo e in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa è stata cancellata. Pochi giorni fa la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di colpevolezza che aveva travolto l’ex senatore dell’Udeur Tommaso Barbato nell’ambito dell’inchiesta ‘Medea’ su un intreccio tra il clan dei Casalesi e alcuni dirigenti della Campania in merito alle gare d’appalto dell’Ato3 delle acque. All’epoca dei fatti contestati Barbato era funzionario regionale, addetto al settore idrico e secondo la Direzione distrettuale antimafia veicolò alcune gare verso aziende contigue al clan Zagaria.

In primo grado Barbato venne condannato a 7 anni dai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Miele; la sentenza fu emessa il 31 gennaio del 2017); nell’ottobre del 2019 la Corte d’Appello accordò all’ex senatore uno sconto di pena pari solo a 12 mesi. Poi nei giorni scorsi è arrivata la decisione della Cassazione di annullare la sentenza di secondo grado e di disporre un nuovo processo d’appello. Accolto, dunque, il ricorso presentato dagli avvocati Francesco Picca e Claudio Botti. Occorrerà comunque attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per capire le ‘indicazioni’ degli ermellini. «Mi sono sempre professato innocente ed è stato sancito dalla Cassazione. Finisce un incubo – ha commentato Barabato – Resto un uomo delle istituzioni, nonostante il calvario giudiziario subito, per questo ringrazio la magistratura inquirente e quella giudicante per la loro preziosa opera quotidiana a difesa della legalità e dei principi costituzionali. Ringrazio quanti mi sono restati vicini in questi anni difficili, senza mai nutrire dubbi sul mio conto. La mia esperienza mi sollecita ad invitare i cittadini a credere sempre nella giustizia, perché anche se in ritardo arriva». 

La Cassazione si è pronunciata anche su altre posizioni: confermata la condanna a 10 anni per l’imprenditore Pino Fontana, accusato di associazione mafiosa. Diventa definitiva anche la condanna inflitta al carabiniere Alessandro Cervizzi per rilevazione di segreto d’ufficio (4 anni e 2 mesi) e a Carmine Lauritano, accusato colpevole di intestazione fittizia di beni. All’epoca dei fatti contestati Cervizzi era in servizio presso il comando provincia di Caserta. 

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giovedì, 1 Ottobre 2020 - 11:40
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