Inchiesta sulle mascherine, imprenditore imputato si difende in aula per 2 ore: «Ho agito per fare del bene al Paese»


Si è difeso a spada tratta Antonello Ieffi, l’imprenditore arrestato nell’aprile scorso per turbativa d’asta nell’ambito di un bando Consip per la fornitura di mascherine. Sotto processo davanti al giudice monocratico del Tribunale di Roma, Ieffi ha scelto di sottoporsi all’esame di imputato e per due ore ha tenuto testa al pm e al giudice: a dire dell’imprenditore il suo operato era finalizzato per «fare del bene al Paese in un momento drammatico». «Ho agito con lo spirito di fare un bene per il Paese e invece abbiamo perso l’occasione di fare arrivare 3 milioni di mascherine, che all’Italia nel pieno del momento dell’emergenza da Coronavirus, avrebbero fatto molto comodo», ha detto spiegato davanti al giudice monocratico. Il pm Alberto Pioletti gli contesta anche il reato di inadempimento di contratti nelle pubbliche forniture.

La vicenda è legata ad un lotto di gara Consip da 15,8 milioni euro per l’acquisto e la fornitura di dispositivi di protezione. Per l’accusa l’imprenditore non aveva alcuni tipo di credenziali per potere accedere a quel bando di gara. L’indagine era partita da una denuncia di Consip in cui si faceva riferimento ad una serie di anomalie riscontrate nell’ambito della procedura di una gara bandita d’urgenza per garantire l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e apparecchiature elettromedicali. La società riconducibile a Ieffi, con la sottoscrizione di apposito Accordo Quadro con Consip, si era impegnata, tra l’altro, alla consegna dei primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni dall’ordine. Mascherine mai giunte dalla Cina in Italia.

«Il carico doveva partire il 16 marzo – ha aggiunto Ieffi – ma nel pomeriggio il Qatar decise di vietare l’accesso al proprio spazio aereo e il nostro volo doveva passare proprio da lì. Per questo ho avvisato subito Consip assicurando che le mascherine sarebbero arrivate». Ieffi ha ricordato di aver mandato in quelle ore al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, una mail per cercare di risolvere il problema, con il carico bloccato all’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun. «Il giorno dopo però mi è arrivata la diffida da Consip a consegnare il carico per il giorno dopo ma era impossibile perché – ha spiegato – il prossimo volo in transito era il 19 marzo». Ieffi, inoltre, ha aggiunto che l’ad di Consip Cristiano Cannarsa gli avrebbe rimproverato l’avere contattato Di Maio. Ad ogni modo alla fine i rapporti saltarono: «Sono stato definitivamente escluso dalla gara a causa di alcune cartelle col fisco».

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martedì, 6 Ottobre 2020 - 20:50
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