Covid, De Luca chiude le scuole tra le critiche. Azzolina: «Gravissimo». Anche Renzi contro. Ipotesi lezioni ‘serali’


«I dati odierni confermano che la trasmissione del virus a scuola è limitata rispetto a quella che avviene in comunità, perciò è ancor più importante monitorare e rispettare le regole anche al di fuori del mondo scolastico». Prima delle due di oggi pomeriggio twittava così il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro su Twitter. E la sua opinione non è una di quelle che ha un peso piuma.

Eppure in Campania il governatore Vincenzo De Luca è di parere opposto. In serata è stato anticipato il contenuto di una nuova ordinanza, la numero 79, con la quale si sospendono le lezioni in aula sino al 30 ottobre (a partire dal 16 ottobre) e si introduce la didattica a distanza (il provvedimento vale per le scuole primarie e secondarie; per le scuole dell’infanzia le attività sono sospese del tutto se incompatibili con l’insegnamento da remoto). Sospese anche le attività didattiche e di verifica in presenza nelle Università, con l’unica eccezione per quelle relative agli studenti del primo anno che – viene precisato nell’ordinanza – «necessitano di instradamento formativo». Una decisione che ha attirato una pioggia di critiche. Contro De Luca anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva che nelle ormai passate elezioni regionali ha sostenuto con determinazione lo ‘sceriffo’.

«La scuola deve essere l’ultima cosa che chiude: lo dico con rispetto del presidente De Luca. Bisogna mettersi nei panni delle famiglie e dei ragazzi: la didattica a a distanza non può essere l’orizzonte. Facciamo più Smart Working se necessario ma lasciamo i ragazzi a scuola», ha detto Matteo Renzi a Tg2Post.

Tranchant il giudizio del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina che definisce «gravissima, profondamente sbagliata e inopportuna» la decisione di De Luca. «Sembra che ci sia un accanimento contro la scuola, da parte del presidente De Luca: non solo è stato l’ultimo a riaprire le scuole, ma ora è il primo a richiuderle», ha detto ai microfoni di Zapping, su Rai Radio1. A chi le chiede se impugnerà il provvedimento di De Luca, il ministro risponde però in maniera cauta: «Un eventuale ricorso? Si leggerà l’ordinanza e poi il governo deciderà tutto insieme».

La prudenza del ministro è dettata dal fatto che nel Governo il tema scuola è aperto, anche perché dai territori arrivano richieste contrastanti. C’è chi vorrebbe chiuderle (tra questi vi è anche il governatore del Veneto Zaia) e chi invece preme per non negare ai ragazzi il diritto allo studio ‘in presenza’. Di qui il confronto del Governo con le Regioni per trovare soluzioni che possano mantenere in piedi gli interessi di tutti, inclusi quelli dei genitori che – come accadrà adesso in Campania – rischiano nuovamente di ritrovarsi nelle condizioni di faticare a gestire la presenza dei figli a casa mentre si è impegnati a lavoro. Così tra le varie possibilità che si stanno vagliando c’è un ingresso scaglionato a scuola, con l’ipotesi di lezioni ‘serali’.

Quella di dilatare gli orari scolastici «su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio» è una proposta che arriva dalla maggior parte dei territori. Primo fra tutti il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: «Se la curva aumenta – spiega – piuttosto che lasciare a casa i ragazzi, penso che se si dilatassero gli orari su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio. Questa potrebbe esser la soluzione per far circolare i mezzi», ma una eventuale «decisione spetta al Governo: provi a condividerla con le Regioni. Noi di autobus qui non ne abbiamo praticamente più». Dello stesso avviso il governatore lombardo Attilio Fontana, che precisa: «Il ministro Azzolina è contraria alla didattica a distanza, ma invece è disponibile a prevedere una differenziazione degli orari di ingresso e di inizio delle singole lezioni».

Sul fronte opposto, e dunque schierato col governatore De Luca che però ha deciso di non aspettare decisioni concordate, c’è Luca Zaia: «La mia idea è di prepararsi, dato che le linee guida prevedono la didattica mista, affinché nei momenti di maggiore difficoltà per sovraffollamento nei plessi scolastici o nei mezzi di trasporto, ci sia un piano che preveda la didattica a distanza». Ma su quest’ultima ipotesi il Governo frena.

giovedì, 15 Ottobre 2020 - 21:11
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