Previsti 600 ricoveri in intensiva in Lombardia, Fontana e i sindaci: coprifuoco e centri commerciali chiusi nel week-end

Il Governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana

Adesso è la Lombardia a chiedere al Governo di adottare misure più forti di quelle disposte, su scala nazionale, nell’ultimo Dpcm per contenere la diffusione del contagio all’interno della regione. E lo fa con un documento che contiene proposte condivise all’unanimità dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo della Lomabardia, dal presidente dell’Anci Mauro Guerra, dai capigruppo di maggioranza e opposizione in Regione e dal governatore Attilio Fontana. Un atto che non si era visto neanche durante il periodo più buio dell’emergenza sanitaria, quando invece la Lombardia , pur stretta nella morsa dei contagi, dei decessi e degli ospedali che scoppiavano, premeva di non pagare da sola lo scotto del lockdown, tanto che alla fine il premier Conte decise di uniformare le decisioni di chiusura in tutta l’Italia benché al Sud vi fosse una situazione di contagio non ai livelli di quelli lombardi.

Sarà che oggi la consapevolezza è maggiore, sarà che i numerosi filoni di inchiesta aperti dalla magistratura fanno sentire il loro peso, sarà che lo strazio di Bergamo è ancora troppo vivo nei ricordi dei lombardi, fatto è che Attilio Fontana si fa ora portavoce di un piano di contenimento mirato. Un piano, sia chiaro, che giunge dopo un confronto teso con il Comitato tecnico scientifico che ha espresso tutte le sue preoccupazioni per l’aumento dei contagi, arrivando a suggerire forti restrizioni, come la chiusura degli spazi pubblici alle 21 e dei bar alle 18, il potenziamento dei controlli per verificare l’utilizzo delle mascherine sia all’aperto sia al chiuso e la creazione di percorsi di accesso preferenziale ai test rapidi antigienici. Sul vertice hanno pesato anche le previsioni drammatiche della ‘Commissione indicatori’ istituita dalla DG Welfare, secondo cui, al 31 ottobre, potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4.000 in terapia non intensiva. Inoltre, il Cts ha consigliato di invitare la popolazione a evitare di lasciare il proprio domicilio dopo le 21, salvo per motivi di lavoro.

Anzitutto nel documento che Conte dovrà vagliare viene chiesto di bloccare le attività in Lombardia dalle 23 alle 5 del mattino a partire da giovedì prossimo, 22 ottobre. Non solo: tutte le parti intervenute nella riunione hanno condiviso l’opportunità della chiusura, nelle giornate di sabato e domenica, della media e grande distribuzione commerciale, tranne che per gli esercizi di generi alimentari e di prima necessità. Le richieste hanno già incontrato il parere favorevole del ministro della Salute Roberto Speranza che, interpellato dall’Ansa, si è detto «d’accordo sull’ipotesi di misure più restrittive in Lombardia». «Ho sentito il Presidente Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore», ha aggiunto.

lunedì, 19 Ottobre 2020 - 20:55
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