Davigo non vuole lasciare la carica al Csm e fa ricorso al Tar: «La questione riguarda la natura del consiglio»

piercamillo davigo
Piercamillo Davigo

Piercamillo Davigo non ci sta. Non ci sta a lasciare l’incarico di consigliere del Csm solo perché nel frattempo ha raggiunto l’età pensionabile e dunque ha dovuto rinunciare alla toga. Ciò che in sede di plenum Nino Di Matteo aveva definito una «violazione principi costituzionali fondamentali», è invece per Davigo un diritto che non può essere scalfito. E così la battaglia per la permanenza al Csm si sposta dinanzi al Tar del Lazio.

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Il ricorso è stato presentato in tutta fretta ma i tempi per la decisione si sono già allungati rispetto al previsto: ci si attendeva una decisione già nella giornata di mercoledì 21 ottobre ma il Tar ha deciso di valutare la questione in composizione collegiale. I tempi per la decisione, dunque, non saranno rapidissimi, perché non si tratterà di un provvedimento monocratico, ma di un atto collegiale che sarà adottato a seguito di una camera di consiglio, alla presenza delle parti, nelle prossime settimane.

Intervenendo ieri sera a ‘Piazza Pulita’ Davigo ha spiegato di avere presentato ricorso «perché la questione trascende la mia persona e riguarda la natura del consiglio». «Ci sono due modi di intendere – ha aggiunto -, il primo è di intenderlo come organo di rappresentanza, il secondo come organo di garanzia. La corte costituzionale ha detto che è un organo di garanzia. Chi sostiene la tesi della mia decadenza interpreta nel senso della rappresentanza. Ma interpretarlo in questo senso è difficile perché la costituzione dice che i componenti elettivi del consiglio non sono immediatamente rieleggibili. E allora che rappresentanza è se uno non essendo rieleggibile non assume personalmente nessuna responsabilità?».

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venerdì, 23 Ottobre 2020 - 08:29
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