Lockdown in Campania, 11 sindaci strigliano De Luca: «Famiglie costrette a scegliere se morire di Covid o di fame»

protesta Arzano lockdown (foto Kontrolab)
Una delle proteste ad Arzano per via del lockdown locale (foto Kontrolab)

Per ragioni diplomatiche non bocciano apertamente il lockdown che il governatore Vincenzo De Luca si appresta a varare in Campania, ma è evidente che con la chiusura delle attività economiche sic et simpliciter non sono d’accordo. Ché loro, i sindaci, hanno il polso dei territori e sono consapevoli che una nuova serrata si trasformerà in una bomba sociale. Ecco perché – a poche ore di distanza dal monologo dello ‘sceriffo’ nella consueta diretta Facebook del venerdì – ben undici sindaci del Vesuviano hanno deciso di rivolgere un accorato appello, che ha anche il sapore della strigliata, sia a De Luca che al premier Giuseppe Conte affinché tutte le decisione adottate, soprattutto quelle più dure sul piano economico, vengano affiancate da adeguati aiuti alle famiglie e alle imprese. Perché, dopo i sacrifici dei mesi scorsi, «siamo al collasso».

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«Capiamo fino in fondo le motivazioni che hanno spinto tutti gli organi competenti alle decisioni che hanno portato l’Italia e la Campania, alla situazione odierna», esordiscono. Ma «siamo costretti a chiedere misure urgenti per il sostengo alle nostre attività produttive e in modo particolare per il mondo del commercio e della ristorazione, già messo duramente alla prova con il precedente lockdown», scrivono i sindaci di Cercola, San Giorgio a Cremano, Pollena Trocchia, Ercolano, Portici, Volla, San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma, Somma Vesuviana, Torre del Greco e Sant’Anastasia.

«Non parliamo di numeri, ma di persone, di interi nuclei familiari costretti a scegliere se morire di Covid o di stenti, di polmonite virale o di fame – sottolineano i sindaci – Siamo oltre la soglia del sacrificio, oltre la soglia del proverbiale pizzico sulla pancia: siamo all’emergenza». E se il messaggio non fosse già abbastanza chiaro, i sindaci diventano più espliciti: «La ricaduta sui settori economici è pesante, troppo, per fare in modo che le famiglie vadano avanti con serenità. Siamo consapevoli che il dilagare così incontrollato dei contagi abbia richiesto misure drastiche, comprendiamo perfettamente che vadano stroncate, subito, tutte le occasioni in cui il virus “viaggia” indisturbato, allo stesso tempo chiediamo, pertanto con forza e a gran voce, un piano di aiuto socio-economico alle categorie maggiormente colpite».

E, quindi, ricordano sia a De Luca che a Conte che «abbiamo il dovere morale e civico, come responsabili dei nostri cittadini, di combattere in prima linea per il loro benessere fisico, ma anche per il loro benessere economico e sociale». Perché «la solidarietà, che in ogni modo abbiamo espresso loro, non basta più», perché «le richieste dei nostri cittadini non devono e non possono più rimanere inascoltate». Adesso «dobbiamo agire» ma «non domani» bensì «oggi. Ora!».

venerdì, 23 Ottobre 2020 - 20:38
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