Covid, De Lise (commercialisti) attacca il Governo: «Ricomincia il festival dei Dpcm, c’è totale mancanza di programmazione»

matteo de lise
Matteo De Lise

«Sette leggi, 15 decreti legge, 21 Dpcm, 19 protocolli anticontagio, 35 circolari dell’Inps, 12 circolari dell’Inail, numerosissime circolari esplicative, risposte, risoluzioni e provvedimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. E’ ricominciato il ‘festival’ dei Dpcm». Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, guarda con polemica al proliferare di decisioni che si stanno rincorrendo per fare fronte all’emergenza sanitaria da Coronavirus. Decisioni che, in alcun caso, appaiono risolutorie dei tanti problemi che pure si manifestano. «Anche i numeri del mondo professionale, come quelli sanitari che purtroppo riguardano i cittadini di tutto il Paese, sono preoccupanti perché denotano un’assoluta mancanza di programmazione da parte del governo. Adesso è ricominciato il ‘festival’ dei Dpcm, un ritorno al futuro che non promette niente di positivo per la nostra categoria», incalza De Lise.

«L’attività del governo, che si è basata in questi mesi di emergenza sul promettere liquidità un po’ per tutte le categorie economiche (ad esclusione dei professionisti), non ci ha mai trovati d’accordo – evidenzia il presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili – Ma adesso si va addirittura oltre, violando il principio cardine dell’equità e promettendo nuovi contributi a fondo perduto. Eppure, alcuni contribuenti stanno ancora attendendo il fondo perduto di luglio/agosto. Ci chiediamo perché lo Stato insista con questo comportamento: non è bastata la farsa del bando Invitalia, o l’errata valutazione sul fondo sanificazione?».

«Purtroppo dobbiamo rilevare che continua a mancare un collegamento con il territorio e con quella realtà operativa che si occupa fisco ed economia. Non coinvolgere i professionisti è un errore che potrà avere effetti disastrosi: 10mila pagine di provvedimenti sono un costo sociale in termini di ore di lavoro sottratte agli studi professionali e soprattutto in termini di distanza siderale dai cittadini. Si impone una celere inversione di tendenza – conclude il presidente dei giovani commercialisti – in cui il pragmatismo della nostra categoria può fare la differenza. Per evitare che la “seconda ondata” di Decreti ci travolga».

martedì, 27 Ottobre 2020 - 16:20
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