Campania, i Comuni vietano ai minori di uscire di casa senza genitori: accade in 4 territori. E i giuristi storcono il naso


I primi a imporre il singolare divieto sono stati i sindaci di Avella e Quindici, nell’Avellinese. Poi si sono accodati quelli di Melito e Striano, in provincia di Napoli. In questi quattro comuni della Campania ai minori è fatto divieto di uscire di casa se non accompagnati dai genitori. Unica deroga: le «comprovate necessità». Il ‘lockdown’ per fascia d’età riguarda l’intero arco della giornata per Avella, Quindici e Striano, ma non per Melito dove il primo cittadino Antonio Amente ha operato una scelta non solo di tutela della salute pubblica ma anche di pubblica sicurezza. 

Il ragionamento che accomuna tutti i provvedimenti è semplice: i ragazzini sono spesso protagonisti di ‘capannelli’, e dunque di assembramenti, e sono quelli anche più refrattari all’uso della mascherina. Così a fronte di un atteggiamento poco responsabile, ci pensano i sindaci. Sul punto, ad esempio, è chiarissimo un passaggio dell’ordinanza firmata dal sindaco di Striano Antonio Del Giudice: il divieto è stabilito «così da consentire il mantenimento delle ottimali condizioni igienico sanitarie previste dai protocolli per prevenzione da Covid-19 e contenere gli assembramenti nelle vie e piazze comunali da parte dei ragazzi». 

Sulla stessa scia il ragionamento di Domenico Biancardi, che guida il comune di Avella. Qui la decisione di limitare la libertà di spostamento dei minorenni è ancorata all’impennata di casi positivi che si sono verificati di recente. Da una screening che si è concentrato sulle scuole è emersa la positività di 130 persone su 600 tamponi: tra i contagiati «il 40% sono minori, un altro 30% è rappresentato da persone di età media e la restante pare, per fortuna minore, da anziani», osserva Biancardi. Sulla scorta di questi dati, dunque, si è deciso di dare una stretta alla socialità dei minorenni. «Se il presidente De Luca ha chiuso le scuole, non è corretto che poi i bambini e i ragazzini vadano in giro a giocare senza rispettare le minime misure di sicurezza», osserva Biancardi. L’ordinanza in questione scadrà tra pochi giorni ma il sindaco ha intenzione di rinnovarla. 

A Melito, comune che conta quasi 45mila abitanti su 3 chilometri quadrati, il divieto di uscire imposto ai minori (se non accompagnati) scatta solo dalle 20 di sera e punta non solo ad evitare assembramenti ma anche ad arginare alcuni episodi vandalici ai danni degli esercizi commerciali che sono stati riscontrati nelle ultime settimane. «Abbiamo avuto modo di notare due dati – racconta il sindaco Antonio Amente – Un afflusso particolare di 14enni nelle vie del centro e scorribande di baby gang o atti vandalici compiuti di minori. Di qui la decisione di imporre il divieto». Non tutti i cittadini l’hanno presa bene. Molti lamentano che il problema sono i controlli. E Amente non nasconde che l’aspetto delle verifiche dell’applicazione di ordinanze e Dpcm è una nota dolente. In città si dispone di due soli vigili urbani per turno e l’ultimo turno termina tra le 20 e le 21, né è possibile prolungare il servizio: «Siamo un Comune in dissesto e questo non ci consente di pagare gli straordinari», spiega il sindaco. Le cose non vanno meglio con l’organico dei carabinieri, che è sottodimensionato. Non a caso, nella prima fase dell’emergenza sanitaria, Amente si è rimboccato le maniche in prima persona ed è sceso in strada a verificare personalmente l’osservanza delle regole e a richiamare all’ordine i cittadini indisciplinati.

Per i sindaci, dunque, lo scopo del ‘lockdown mirato’ è tutelare la collettività. Eppure la singolare decisione non ha mancato di sollevare perplessità. Le critiche più severe arrivano dal mondo dei giuristi. «Si tratta di un provvedimento che incide profondamente sulla libertà di circolazione garantita dall’articolo 16 della Costituzione – osserva Salvatore Prisco, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università Federico II di Napoli – Ed è un provvedimento che a mio avviso potrebbe essere adottato con un Dpcm o al massimo da un presidente di Regione anche se lo ritengo comunque abnorme. Capisco il timore dei contagi, ma ormai ogni autorità pubblica che si sveglia la mattina scopre di avere “nello zaino il bastone del maresciallo”, come di dice».

giovedì, 29 Ottobre 2020 - 10:45
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