Campania, guerra al Covid con le armi spuntate: un piano straordinario per reclutare medici e infermieri

Coronavirus
(foto Kontrolab)

Oltre 3mila contagi in un giorno, il timore che le strutture sanitarie vadano al collasso, la consapevolezza che occorre ‘fare presto’. Dalla Campania in questi giorni, non solo attraverso le dichiarazioni del presidente Vincenzo De Luca, arriva il grido di allarme di sindaci e medici affinché si intervenga quanto prima per evitare che il contagio dilaghi e, afferma qualche sindaco, «si comincino a contare i morti».             

Il primo cittadino in questione è Renato Natale, sindaco di Casal di Principe, nel Casertano, che si riferisce apertamente al contagio come «fuori controllo» invitando Regione e Governo «a fare presto se non vogliamo iniziare a celebrare i funerali di chi non ce la farà». Sempre nel Casertano, la situazione dei positivi (un agente su 4 positivo al Covid) ha indotto la Questura di Caserta alla chiusura del commissariato di Aversa per la sanificazione e alla sospensione le attività in attesa del rientro graduale del personale. Un clima di generale pessimismo, con i campani che sembrano prepararsi al peggio. Ma a patire maggiormente la situazione è il comparto sanitario.

«Abbiamo una linea di contatto in corso per l’ipotesi di ambulatori allestiti dall’esercito. Stiamo facendo delle valutazioni ma dobbiamo essere pronti ad ogni necessità – dice Antonio Postiglione, capo dell’equipe medica dell’Unità di Crisi per il Covid della Regione Campani, all’Ansa – Certo, non possiamo aprire ospedali da campo senza personale ma stiamo facendo ogni tipo di valutazione. Abbiamo delle linee aperte su ogni tipo di previsioni di tendenza del virus, se si farà sarà per disingolfare l’attesa davanti ai pronto soccorso, quello che a volte oggi succede nelle ambulanze».

Non solo,  visto che la domanda di posti letto cresce in maniera esponenziale, Postiglione spiega anche che si «sta cominciando ad ampliare l’offerta aprendo a convenzioni sul Covid con gli ospedali privati accreditati e gli ospedali religiosi».

Critica l’associazione di medici dirigenti. Vincenzo Bencivenga (Anaao Campania) punta il dito contro la mancanza di posti letto e personale chiedendo di rendere possibile l’assistenza con percorsi separati, l’individuazione di strutture prettamente dedicate al Covid e autonome e il confronto con governatore e sindacati. Tra le situazioni più gravi segnalate dall’Anaoo c’è quella del Monaldi che «rischia di chiudere, perché al momento sono stati individuati padiglioni specifici per l’attività Covid. L’informativa che abbiamo ricevuto comunica che ci sono letti di terapia subintesiva e intensiva che occuperanno un’ala posteriore, questo quindi potrebbe produrre l’allargamento della patologia infettiva, vista l’alta contagiosità del virus».

 E’ il fronte sanitario, quindi, la falla in cui rischia di infiltrarsi o si è già infiltrata l’emergenza. Con la Regione Campania in trincea a chiedere sostegno: «La Protezione civile – continua Postiglione intervistato dall’Ansa – ci ha dato un elenco di 50 medici e 100 infermieri che può inviarci. Stanno arrivando ma sono pochi. Stiamo continuando noi il reclutamento con contratti straordinari, co.co.co., pensionati, medici laureati abilitati. Scontiamo una grande carenza di personale a monte per gli anni del commissariamento e abbiamo autorizzato le aziende a ricorrere ad ogni strumento straordinario».

Ieri si sono susseguite le riunioni dell’Unità di crisi con le diverse aziende ospedaliere campane a cui ha partecipato in collegamento anche il governatore Vincenzo De Luca, monitorando l’andamento dell’assistenza sanitaria e i provvedimenti che ogni direttore sta mettendo in campo. C’è stata da parte dell’Unità di crisi anche un confronto coi medici di base che avrebbero assicurato il loro maggiore ‘impegno’.

venerdì, 30 Ottobre 2020 - 08:12
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