Inchiesta sul Sarno inquinato, i carabinieri bussano ai Comuni: caccia agli atti per inadempienze su depuratori e reti fognarie

Una vista del fiume Sarno (foto Kontrolab)
Una vista del fiume Sarno (foto Kontrolab)

Un’inchiesta che per ora abbraccia sei Comuni ma che è destinata ad estendersi e che punta non solo a stanare i responsabili dell’inquinamento del fiume Sarno ma anche a verificare se gli enti comunali abbiano predisposto depuratori o reti fognarie adeguate in grado di ‘depurare’ i reflui domestici.

La procura di Torre Annunziata alza il livello delle indagini sullo stato di salute del Sarno e manda i carabinieri ad acquisire un fitto carteggio documentale presso gli enti municipali. Questa mattina i militari del Comando Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli hanno eseguito una serie di controlli nei Comuni i cui territori sono attraversati dal Sarno. Un passaggio obbligato che segue alcune importante scoperte: «E’ emerso – si legge in una nota stampa a firma del procuratore Nunzio Fragliasso – che numerosi Comuni ricadenti nei circondari di Nocera e Torre Annunziata risultano allo stato privi di collegamento agli impianti di depurazione esistenti o addirittura privi di una propria rete fognaria, con la conseguenza che i reflui domestici vengono riversati direttamente nel corso d’acqua, contribuendo al grave inquinamento sia del fiume Sarno che dell’area marina prospiciente la foce dello stesso». Attualmente i Comuni interessati dall’inchiesta sono quelli di Striano, Poggiomarino e Santa Maria la Carità (tutti in provincia di Napoli), nonché Angri, Sarno e Scafati. Ma l’elenco è destinato ad allungarsi come anticipato dalla procura: i prossimi controlli riguarderanno «anche altri Comuni dei rispettivi circondari che versano in condizioni analoghe».

Tre sono le direttrici dell’inchiesta: accertare le cause della mancanza o dell’inattività delle reti fognarie e del mancato collettamento delle stesse, ove esistenti, ai depuratori; avere un quadro ricognitivo completo dell’attuale stato di inquinamento del fiume Sarno derivante dai reflui domestici non depurati, attraverso un approfondimento in ordine alle modalità della gestione delle acque reflue e allo stato di avanzamento delle opere fognarie e dei collettori di collegamento delle reti fognarie ai depuratori esistenti; verificare l’eventuale stanziamento di fondi pubblici per la realizzazione di tali opere e le modalità di utilizzo degli stessi.

A spingere la procura a guardare in questa direzione sono stati i risultati delle analisi dei campioni d’acqua del fiume Sarno, effettuati dall’Arpa Campania: «L’esame – si sottolinea nella notta – ha consentito di riscontrare valori di concentrazione elevati di determinati parametri, tra i quali quello batteriologico dell’Escherichia Coli, che eccedono di gran lunga il limite massimo fissato normativamente, tanto da rendere impossibile, per lo strumento di analisi utilizzato, rilevarne l’esatto valore, soprattutto in prossimità della foce del fiume».

Per gli inquirenti quanto riscontrato è «caratteristico della contaminazione fecale, proveniente dagli scarichi dei servizi igienici delle abitazioni e degli opifici industriali, la cui presenza rappresenta un importante biondicatore della compromissione della salute delle acque e assume particolare rilevanza per le possibili conseguenze negative sulla salute dell’uomo e/o degli animali, trattandosi di germi patogeni in grado di provocare patologie attraverso il circuito oro-fecale».

All’inchiesta che oggi punta i riflettori sugli enti comunali si affianca il filone, già aperto, che guarda alle aziende ubicate nel territorio compreso nel bacino idrografico del Sarno.

giovedì, 5 Novembre 2020 - 11:29
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