La mappa del rischio in Italia scatena uno spettacolo indecoroso. Governo accusato di complotto, ‘gelosia’ per la Campania

Mappa zona rossa, arancone, gialla, scenari di rischio
La mappa delle zone di rischio elaborata ieri dal ministero della Salute

Ventiquattro ore di caos. Di pasticci. Di decreti confezionati senza ancora avere predisposto allegati di vitale importanza per i cittadini italiani. Ventiquattro ore di puro delirio, che si sono lasciate dietro strascichi di incomprensioni, dubbi, interrogativi e finanche accuse istituzionali.
Da domani scatta la divisione dell’Italia per aree di rischio. Tre le macro-zone individuate, che corrispondono rispettivamente alla zona rossa, arancione e gialla (colore quest’ultimo che ha sostituito l’iniziale verde di cui si parlava prima del protocollo firmato l’altra sera dal ministro della Salute Roberto Speranza). Ad ogni zona corrisponde un diverso livello di divieti e sopratutto corrisponde una più o meno severa misura di chiusura delle attività, dalle quali scaturirà poi una diversificazione nella compensazione dei ristori economici che il Governo si appresta ad approntare. Rispettando le indiscrezioni che hanno accompagnato il Dpcm del 3 novembre, ma firmato dal premier Conte all’una del pomeriggio del 4 novembre, la Lombardia e il Piemonte sono state classificate ‘zona rossa’. Stessa dicitura per Calabria e Valle d’Aosta. A gran sorpresa è stata sfilata da questo blocco la regione Campania, che è scivolata nella zona gialla (ex verde) ossia quella a più basso a rischio. Proprio questo posizionamento ha dato vita alle polemiche più aspre. Se da un lato larga parte dei cittadini campani ha accolto con favore la decisione del ministero, perché essa impedisce il lockdown e dunque la chiusura delle attività, dall’altro lato ci si chiede il perché di questa valutazione alla luce del fatto che sino a poche ore prima gli stessi esperti invocavano le misure più rigide possibili per la Lombardia e per la Campania.

Nella conferenza stampa che ha succeduto la firma del Dpcm, il professore Giovanni Rezza aveva sottolineato come la situazione più problematica sul fronte dei nuovi casi positivi fosse in Lombardia, Campania e Piemonte; e appena il 27 ottobre scorso Walter Ricciardi, consulente speciale del ministro della Salute sull’epidemia aveva invocato il lockdown per Napoli e MIlano. A ciò si aggiunga che da settimane il governatore Vincenzo De Luca disegna, per la Campania, scenari da apocalisse, sostenendo la possibilità di piombare nel dramma vissuto dalla Lombardia nella prima fase dell’emergenza da Coronavirus.

Legittimo, dunque, il senso di smarrimento che ha provocato la decisione del ministero della Salute. Tuttavia una spiegazione logica, anzi aritmetica, c’è. La divisione per scenari di rischio poggia su 21 indicatori: il peso maggiore ce l’hanno tre fattori, ossia l’incidenza dei casi, l’indice di trasmissibilità Rt, l’occupazione dei posti letto. Traduciamo prendendo in prestito le spiegazioni offerte oggi in conferenza stampa al ministero della Salute dal professore Giovanni Rezza: «Se c’è ad esempio una Regione con apparentemente pochi casi ma che ha un’alta occupazione delle terapie intensive, quella è una regione in sofferenza. Sono cioè dati che vanno letti nella loro interezza. Dati che fanno riferimento a incidenza, Rt e resilienza». Ecco perché la Calabria, pur non avendo un numero eccessivo di casi, si è ritrovata in zona rossa, mentre la Campania che ha un elevato bacino di positivi è stata collocata in uno scenario di rischio moderato: a fare la differenza è stata la capacità delle due Regioni di rispondere coi posti letto.

Eppure, nonostante il chiarimento offerto, nella giornata di oggi c’è stato un rimpallo di accuse e di attacchi al Governo: qualcuno è arrivato addirittura a sostenere che il Governo abbia collocato nelle zone rosse le Regioni governate da schieramenti di opposizione alla maggioranza dell’Esecutivo allo scopo di penalizzare volutamente i politici locali colpendo i cittadini. Un complotto, insomma. E’ ciò che sostiene la Lega in Lombardia. «Se qualcuno crede che non ci siamo accorti di cosa stia capitando si sbaglia di grosso; siamo di fronte a un vero e proprio attentato ai danni della Lombardia, nel tentativo vergognoso di affossare il processo di autonomia», ha sostenuto Roberto Anelli a nome del Gruppo Lega Salvini Premier del Pirellone. «Dietro a questa decisione – ha aggiunto il capogruppo del Carroccio – si cela l’intenzione di distruggere economicamente la nostra Regione, un’operazione subdola e spietata, fatta sulla pelle dei lombardi, con il solo scopo di impadronirsi della Lombardia e di affossare definitivamente il processo di autonomia, richiesto a gran voce dai nostri cittadini. Non crediamo sia un caso che le zone rosse decise da Conte e compagnia coincidano con buona parte delle Regioni di centrodestra, mentre si è deliberatamente escluso altre realtà, dove fino a ieri c’erano code di ambulanze fuori dagli ospedali».

Anche Matteo Salvini, in un video su Instagram, ha insinuata una sorta di brogli nell’assegnazione delle aree: «La Campania che fine ha fatto, un mistero. C’era De Luca che ha chiuso tutto e adesso la Campania non ha problemi», per «Conte la Campania è gialla. ‘Acca nisciuno è fess’ Non ci sono fessi a Napoli, non ci sono pezzi a Milano, a Torino: magari c’è qualcuno che è attaccato alla poltrona a Roma». Polemizzano duramente sulla Campania in zona gialla anche esponenti politici del Piemonte e della Sicilia. La Campania in zona gialla «è uno scandalo!! – scrive su Facebook l’assessore alle attività produttive della Regione Piemonte, Andrea Tronzano – Non sono avvezzo a usare parole cosi dure, ma questa volta lo dico senza giri di parole e ben consapevole di non essere politicamente corretto e di aprire la guerra fra poveri -In questo caso, però, non mi interessa avere mezze misure. Il popolo italiano, spettabile governo composto da non eletti e da persone che hanno perso tutte le elezioni negli ultimi 5 anni, merita rispetto, trasparenza e verità. Questa decisione è uno scandalo degno dei peggiori regimi totalitari e, aggiungo, comunisti!».

Pure Nello Musumeci, governatore della Sicilia si incastra in questi ragionamenti: «Alla Sicilia hanno imposto la zona arancione. E’ un provvedimento unilaterale, non concordato. E a molti appare dettato più da motivazioni politiche che scientifiche. L’autonomia in questi giorni e’ in vacanza. Per il governo centrale lo è da un pezzo», ha detto in una intervista a Repubblica. «Gli episodi sono tali e tanti da farmi convincere sempre più del fatto che siamo di fronte a un pericoloso ritorno al centralismo romano che tende a mortificare e avvilire le autonomie regionali», ha aggiunto. Quindi il confronto con la Campania: «Oggi la Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi, la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila».

E’ un valzer di accuse e di ‘gelosie’. Che il capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Commissione Igiene e Sanità del Senato Elisa Pirro inquadra alla perfezione con un post su Facebook: «Da parte dei governatori regionali assistiamo in queste ore a uno spettacolo pietoso: il Piemonte si lamenta perché la Campania è zona gialla, Musumeci inizia una gara con le altre Regioni lamentosi per la posizione di Lazio e Campania, Fontana, il presidente della Regione con più casi in tutta Italia, cade dal pero e parla della mancanza di una motivazione ‘valida e credibile’ per la zona rossa della Lombardia. Uno spettacolo pietoso e preoccupante». La verità è che da questa divisione in zone di rischio non c’è regione e cittadino che non ne esca a pezzi. Difficile dire cosa sia meglio per un’economia duramente provata dalla prima emergenza sanitaria. Chi è rimasto aperto, come ad esempio i negozianti di abbigliamento, non riesce a fare cassa da mesi, ché la gente ha il timore di entrare se non per acquisiti mirati e indispensabili. Continuare a lavorare così diventa dunque una sorta di lockdown mascherato. E, allora, a questo punto potrebbe essere meglio la serrata imposta dal Governo: in compenso vi sarebbe l’accesso a un ristoro economico. Anche in tal caso però c’è poco da stare sereni: come accaduto nel primo lockdown, le somme messe a disposizione non si sono rivelate affatto congrue.

Così, da qualsiasi punto di vista la si guardi, i cittadini – quelli con partita Iva e con imprese medio-piccole da portare avanti – ne usciranno lo stesso con le ossa rotte. Tutto questo mentre alcuni presidente di Regione si inventano un complotto che non esiste. Impossibile dimenticare che nella prima emergenza sanitaria Conte decise di chiudere l’Italia intera per non sacrificare la sola Lombardia, che adesso è tra le quattro zone rosse.

giovedì, 5 Novembre 2020 - 20:57
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