Crollo di rampa Nunziante, l’esperto di diritto condominiale ‘scagiona’ l’amministratore imputato

Torre Annunziata, crollo della palazzina di Rampa Nunziante (foto Kontrolab)
di Roberta Miele

I lavori al secondo piano erano privati. Per questo Roberto Cuomo, amministratore della palazzina di Torre Annunziata che crollò il 7 luglio 2017 uccidendo otto persone, non aveva l’obbligo di sapere cosa stesse accadendo all’interno dell’appartamento. A sostenerlo è Giovanni Carini, esperto in diritto condominiale, sentito all’udienza di lunedì 9 novembre, tenutasi nell’aula bunker di Poggioreale. Secondo la procura oplontina, invece, l’avvocato penalista Roberto Cuomo, in qualità di amministratore di condominio, non avrebbe posto in essere tutte le condotte necessarie per impedire la tragedia.

Di tutt’altro avviso la difesa, rappresentata dall’avvocato Elio D’Aquino, per la quale l’imputato non era a conoscenza della natura degli interventi di ristrutturazione all’interno dell’immobile al secondo piano. Interventi che, per l’accusa rappresentata dalla pm Andreana Ambrosino, avrebbero causato il crollo.

E il mancato coinvolgimento di parti condominiali dell’edificio è stato confermato dall’architetto Antonio Ariano, il secondo teste citato dalla difesa di Cuomo. Durante l’escussione, il tecnico, suffragato da piantine e fotografie d’epoca, ha dichiarato la sussistenza della legittimità urbanistica della palazzina, costruita prima del 1967 e fuori dal centro storico.

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martedì, 10 Novembre 2020 - 18:46
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