L’annus horribilis di Antonio Ingroia: l’ex pm antimafia condannato a un anno e 10 mesi per peculato

Antonio Ingroia
L'ex pm Antonio Ingroia

Da pm a imputato e infine a condannato. Il 2020 è l’annus horribilis di Antonio Ingroia, l’ex magistrato antimafia poi reinventatosi avvocato con tentativi falliti (anche recenti) di sfondare in politica.

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Oggi pomeriggio il giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sala del Tribunale di Palermo lo ha condannato a un anno e 10 mesi di reclusione (a fronte dei 4 anni chiesti dal pm nella requisitoria tenutasi oltre un anno fa) per il reato di peculato per essersi approfittato di indennità non dovute quando era liquidatore della società partecipata regionale Sicilia e servizi. All’ex pm si contestava la percezione di rimborsi indebiti e di una indebita indennità di risultato, quest’ultima pari a 117mila euro.

Per la prima accusa l’imputato è stato condannato a un anno e 10 mesi, per la seconda è stato assolto «per non aver commesso il fatto» con la formula dubitativa. 

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Il processo si è definito col rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena. L’accusa contestata a Ingroia nasce da una segnalazione della Corte dei Conti relativa al periodo in cui Ingroia, su nomina dell’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta, era stato nominato amministratore della società regionale Sicilia e-Servizi. L’incarico fu ricoperto per tre mesi nel 2013: Ingroia invece di chiudere la società avrebbe ottenuto utili per circa 150mila euro. Nello specifico, secondo la procura, bypassando l’assemblea dei soci, l’ex magistrato si sarebbe liquidato in conflitto di interessi un’indennità di risultato. Oltre all’aspetto dell’autoliquidazione, l’accusa ha puntato il dito contro l’ammontare dell’indennità.

mercoledì, 11 Novembre 2020 - 19:16
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