Afragola, pretese estorsive a danno della ditta dei rifiuti: 5 condanne in Appello per uomini dei Moccia ma con lo sconto

giudice martello

Le accuse sono state confermate, ma rispetto al primo grado è arrivato un ritocco verso il basso dell’entità delle condanne. Nella giornata di ieri giudici della quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli (presidente Luisa Toscano) hanno scritto la parola fine al processo di secondo grado che verteva su pressioni estorsive esercitate ai danni di una ditta dei rifiuti che all’epoca dei fatti operava in città, pressioni che secondo la Dda recavano la firma dei Moccia di Afragola. I fratelli Michele e Giuseppe Puzio, personaggi di spicco del sodalizio, sono stato condannati a 5 anni e 8 mesi di reclusione: la Corte ha scontato di un anno la vecchia pena che era stata decisa dal gip Marro all’esito del processo definitosi con la modalità del rito abbreviato. Michele Puzio, detto ‘o cione, è passato a collaborare con la giustizia lo scorso febbraio.

Quattro anni e 8 mesi sono stati inflitti a Domenico Cimini, che aveva invocato 5 anni e 4 mesi: per lui è stata confermata l’assoluzione rispetto alle accuse di armi e incendio di un mezzo dei rifiuti. L’elenco delle condanne prosegue con i 4 anni disposti per Antonio Virtuosi (in primo grado 5 anni); 3 anni per Pasquale Carrese (in primo grado 4 anni). Nel collegio difensivo c’erano gli avvocati Michele Caiafa, Dario Carmine Procentese, Antonio Girfoglio e Claudio Davino.

Agli imputati erano contestati a vario titolo i reati di tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi in luogo pubblico, danneggiamento seguito da incendio, reati tutti aggravati dalla matrice camorristica. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli per spingere la ditta ‘Go Service Scarl’ a piegarsi alle pretese estorsive, fu messo a segno anche un episodio intimidatorio: un camion dei rifiuti venne dato in pasto alle fiamme. A firmare il raid fu Giuseppe De Falco, che rimase ferito nell’evento perché investito da un’improvvisa fiammata: quell’episodio spinse De Falco a passare a collaborare con la giustizia. Fu così che l’inchiesta della procura prese forma. Gli arresti scattarono nel novembre del 2018. Ad ottobre 2019 è arrivata la sentenza all’esito del processo con rito abbreviato e ieri le condanne in Appello. Nel mezzo tra il primo e il secondo grado si è registrato il pentimento di Michele Puzio, che ha confessato già diversi omicidi ed ha già ricostruito importanti spaccati di malaffare.

Tra i fatti di sangue confessati vi è quello di Immacolata Capone, avvenuto a Sant’Antimo il 17 marzo del 2014, per il quale nei mesi scorsi sono scattati degli arresti.  La vittima, all’epoca, svolgeva l’attività di imprenditrice nei comuni di Casoria ed Afragola. Nel corso della sua attività imprenditoriale, la vittima – spiegano gli inquirenti – aveva assunto il ruolo di fiduciaria degli interessi economici del clan Moccia. L’omicidio sarebbe da ascrivere alla volontà del clan Moccia di “punire” la donna, perché ritenuta mandante dell’omicidio del marito Giorgio Salierno, a sua volta fiduciario del clan.

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venerdì, 13 Novembre 2020 - 11:23
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