Davigo contro il Csm per la decadenza da consigliere, il Tar respinge il ricorso: ha sbagliato l’organo a cui si è rivolto

L'ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo

La guerra di Piercamillo Davigo al Consiglio superiore della magistratura per tenersi addosso la toga da consigliere del Csm subisce un rallentamento ma non si ferma: oggi il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso che il ‘dottor Sottile’ (come veniva chiamato ai tempi in cui faceva parte del pool ‘Mani pulite’) aveva presentato contro la delibera del plenum che ha stabilito la sua da decadenza da consigliere togato in seguito al raggiungimento dell’età pensionabile. E lo ha fatto con una motivazione che sorprende: «difetto di giurisdizione del giudice amministrativo».

Tradotto: Piercamillo Davigo, magistrato di lungo corso, ha sbagliato a individuare l’autorità giudiziaria innanzi alla quale sostenere le proprie doglianze. Davigo, come indicatogli dal Tar, dovrà rivolgersi al giudice  ordinario in quanto il giudice ordinario è competente per le «controversie afferenti questioni di ineleggibilità, decadenza e incompatibilità dei candidati (concernenti diritti soggettivi di elettorato)». Il Tar, pur sottolineando che il caso in questione è quasi un unicum («Nel caso di specie sono presenti talune differenze che rendono l’odierna controversia peculiare») evidenzia «che le diversità esistenti non siano significative al fine di affermare la giurisdizione del giudice amministrativo».

Infatti, «non rileva la circostanza che i precedenti giurisprudenziali riguardino le operazioni elettorali relative alla costituzione di organi politici, in quanto i principi ivi espressi risultano applicabili anche all’elezione di componenti di un organo amministrativo di rilevanza costituzionale quale è il Consiglio Superiore della Magistratura: ciò in quanto – osserva il Tar – a prescindere dalle funzioni assegnate all’organo, la situazione giuridica del soggetto in possesso dei requisiti per mantenere la carica assunta a seguito delle elezioni è comunque di diritto soggettivo». Precisa, infatti, il Tar che l’attività di verifica dei requisiti di Davigo condotta dal Csm ««si è basata su una interpretazione del panorama legislativo e dei principi da esso ricavabili, la cui correttezza è contestata dalla parte ricorrente»: da ciò consegue che «il ‘petitum’ sostanziale del giudizio attiene sempre alla tutela di un diritto soggettivo». 

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venerdì, 13 Novembre 2020 - 12:53
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