Napoli, inchiesta sulla guerriglia urbana davanti la Regione: 9 indagati. Spuntano 2 aggravanti: c’è quella camorristica

Guerriglia urbana Napoli 23 ottobre 2020 (foto Kontrolab).jpg
Guerriglia urbana Napoli 23 ottobre 2020 (foto Kontrolab).jpg
di Manuela Galletta

Ci sono i primi nove indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla guerriglia urbana scoppiata a Napoli la sera del 23 ottobre a margine della pacifica protesta contro il ‘coprifuoco’ imposto dalla Regione e il probabile lockdown al vaglio da parte del Governo.

Non solo: oltre ad accendere i riflettori su alcuni dei possibili partecipanti ai tafferugli che tennero in scacco via Santa Lucia e le strade limitrofe, la procura ha anche ampliato la rosa delle contestazioni: accanto alle ipotesi di devastazione e saccheggio spuntano, ora, anche le aggravanti della matrice camorristica (in relazione al metodo e non all’appartenenza a un clan) e quella dell’eversione dell’ordine democratico.

Tutte le circostanze emergono dai decreti di perquisizione disposti dalla procura ed eseguiti dalla polizia. Sotto i riflettori degli inquirenti, per ora, sono finite persone che hanno tra i 43 e i 20 anni e provengono da diverse zone della città di Napoli: c’è chi abita a Piscinola, chi a Montesanto, chi nella Sanità, chi nel Borgo Sant’Antonio Abate, chi nella zona Porto. L’inchiesta è affidata al pool composto da Celeste Carrano, Luciano D’Angelo, Danilo De Simone e Antonello Ardituro.

Nell’immediatezza dei fatti furono arrestate due persone che il giorno seguente affrontarono il processo per direttissima: la sentenza portò alla condanna di entrambi gli imputati, uno alla pena di un anno e 8 mesi con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e l’altro a un anno e due mesi, con pena sospesa.

martedì, 17 Novembre 2020 - 15:54
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