De Luca, un ‘complotto’ mettere la Campania nella «zona rosé». Attacco a Di Maio e Zaia, l’annuncio: «Scuole chiuse»

di Bianca Bianco

Complotto contro la Campania. Il governatore Vincenzo De Luca non lo dichiara apertamente ma lo fa intuire: la zona rossa, anzi «la zona rosé» come la definisce ironicamente, è stata una mossa del Governo per dare ‘sollievo’ a chi «non dormiva la notte» perché la Campania non era ancora nella fascia più alta di rischio. Tra questi, esponenti politici locali e non, ministri e trasmissioni televisive che secondo il presidente hanno fomentato il dibattito pubblico contro la Campania a colpi di dichiarazioni estreme, «sciacallaggi» e reportage con intervistati a volto mascherato. Sotto una pressione mediatica e politica così forte, fa capire De Luca nel corso della sua ultima diretta Facebook, e dopo l’invio di ispettori («della cui relazione finita sui giornali in Regione non ci è traccia»), il Governo ha infine inflitto il colore rosso ai campani dando vita a un lockdown che lockdown non è, ma piuttosto una zona rosé alla «fiorin fiorello l’amore è bello». Una classificazione ingiusta, ripete ancora l’ex sindaco di Salerno, decisa nonostante il «miracolo campano» («grazie ai nostri provvedimenti, non a quelli nazionali») e nonostante i numeri delle altre Regioni in zona gialla e arancione siano ben più gravi.

«Bisognava fare finta di fare qualcosa – accusa De Luca. E quel qualcosa è stato spedire in quarantena (soft e non controllata) i campani e far chiudere qualche negozio. Ma sulla base di quali dati? Sul punto l’accusa di De Luca è pesante: «Ci sono cose non chiare e non trasparenti, per esempio sull’indice R con T utilizzato dal Governo. Noi chiediamo chiarezza». Chiarezza e trasparenza pretese alla luce del ragionamento precedente, ovvero che la Campania sia stata vittima di una decisione più politica che scientifica.

E’ ancora un De Luca contro tutti, quindi, quello che si esibisce a favore di webcam, sebbene lui si smarchi dall’accusa di non collaborare e litigare. «La Regione non litiga, ma lavora – spiega – c’è solo un amministratore a Napoli (il sindaco Luigi De Magistris ndr) che litiga da solo mentre altri lavorano». Sono gli altri a mettere benzina sul fuoco, aggiunge De Luca, come «certi ministri» con il loro sciacallaggio: da Vincenzo Spadafora (ministro per lo Sport) ad Alfonso Bonafede (Giustizia) i bersagli nell’esecutivo sono diversi ma il prediletto è sempre Luigi Di Maio «che ha detto bestialità intollerabili». Perché a De Luca non è ancora scesa giù la richiesta di invio dell’esercito e degli ospedali da campo da parte del ministro degli Esteri, che appare al governatore in linea con un disegno nazionale per screditare la Regione, fare sciacallaggio, e spaventare l’opinione pubblica senza dati concreti alla mano che giustifichino l’inasprimento delle misure. Persino lo spot della Protezione civile sulle reti nazionali per arruolare medici da mandare in Campania è stato indigesto: «Era utile, ma sembrava la pubblicità di Save the children». Come dire: ci avete provato in tutti i modi a dipingerci sull’orlo del collasso mentre qui, numeri alla mano, la situazione è migliore che in altre Regioni che hanno più personale ma anche più decessi e ricoveri in terapie intensiva eppure non vedono inasprire la loro condizione: «Ci sono tante cose – sbotta De Luca – che vanno chiarite in questo Paese».

Una chiarezza pretesa anche sui tamponi rapidi di cui di recente ha parlato il governatore veneto Luca Zaia, un sistema per avere un esito in pochi minuti: «Sono scioccato – detto De Luca – Zaia ha presentato il tampone fai da te, ma esiste la validazione del Ministero della Salute? Se esiste questo tipo di tampone rapido ce lo devono dire e ce lo devono dare oppure si deve bloccare il Veneto anche perché il tampone rapido, con il cottonfiocc fai da te ‘inzippato’ nel naso, è molto pericoloso».

L’ultimo capitolo è poi riservato alla scuola, argomento sui cii è aspro il dibattito tra Regione e genitori che vogliono la riapertura e tra questi e quelli che non se la sentono di rimandare i figli in classe: «Abbiamo approvato – dice De luca –  un’ordinanza che prevede la possibilità di riapertura degli asili e delle prime elementari il 24, ma abbiamo subordinato questa eventuale apertura a un accertamento epidemiologico. In questo momento abbiamo un’ondata di richieste per non aprire, i genitori sono sinceramente preoccupati».

«La riapertura per il 24 era una previsione – ha aggiunto De Luca – ma noi non apriremo nulla se non avremo la sicurezza dal punto di vista epidemiologico. Abbiamo scelto una linea di rigore e di tutela della vita dei bambini, delle loro famiglie, dei loro compagni di scuola, manterremo una linea di rigore. Quindi, non anticipo nulla, ma è possibile, forse probabile che non si riapra quando abbiamo previsto di aprire, e comunque non riapriremo nulla se non abbiamo certezze dal punto di vista sanitario».

venerdì, 20 Novembre 2020 - 16:01
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