Aspirina, Aulin e cortisone: la cura da casa per il Covid secondo il protocollo studiato da 4 medici italiani

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Curarsi subito, ma non da soli, bensì con l’assistenza di un medico. Curarsi a casa, assumendo non Tachipirina ma aspirina e, se la situazione si aggrava, passare al cortisone. Questo in sintesi estrema il protocollo per la cure domiciliari firmato dal direttore scientifico dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, Giuseppe Remuzzi, dal professor Fredy Suter e dai medici Norberto Perica e Monica Cortinovis. Uno studio i cui risultati sono in pubblicazione sulla rivista scientifica Clinical e Medical Investigation che pone l’accento sulla necessità che, prima dell’ospedalizzazione di un paziente e nell’attesa del responso del tampone, si inizi con una terapia da casa. Un sistema che potrebbe arginare quella che è una delle principali conseguenze della pandemia: il sovraffollamento degli ospedali.

Ribadito che queste misure non devono essere prese dal soggetto positivo da solo, ma sempre e solo con l’assistenza a casa o da remoto del medico di base, lo studio suggerisce l’importanza che si intervenga entro 5-7 giorni in attesa del responso del tampone al fine di evitare gravi complicanze alle via respiratorie e la polmonite interstiziale. In attesa di avere l’esito del tampone, dunque, alla comparsa dei sintomi del Coronavirus si può iniziare una cura simile a quella per qualunque infezione alle vie respiratorie: aspirina (antinfiammatori) che, in caso di dolori, può essere sostituita (mai combinata) con l’Aulin. Il professor Suter, uno dei firmatari del documento e per dodici anni primario di Malattie infettive all’ospedale di Bergamo, ha spiegato che in Italia sono una trentina i medici di base che hanno provato questo metodo, per un totale di circa 400 pazienti

L’indicazione degli autori sui farmaci da assumere arriva dalla convinzione che sia necessaria una medicina con proprietà antinfiammatorie, come appunto aspirina e Aulin, cosa che manca al paracetamolo (come la Tachipirina). Mentre si procede con questi farmaci, si eseguono anche esami, come il prelievo di sangue, per monitorare lo stato dell’infiammazione e degli altri valori come la coagulazione e la funzionalità renale La durata del trattamento, spiegano gli autori, dipende dall’evoluzione clinica. Se dovesse esserci un peggioramento, la cura consigliata è di passare a cortisone ed eparina mentre gli antibiotici vanno somministrati ai soggetti fragili. In alcuni casi, infine, il medico di base può disporre l’ossigeno. Sulle cure a casa c’è una bozza del protocollo preparata dal gruppo di lavoro del ministero della Salute, di cui fanno parte anche il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli e altri membri del Cts. Esiste inoltre un vademecum dell’Ordine dei medici lombardi.

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mercoledì, 25 Novembre 2020 - 11:20
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