Patrimoniale, Orfini (Pd) non molla: «Non ritiro l’emendamento». Ma i vertici ‘dem’ e Di Maio (M5S) frenano

La Camera dei Deputati

L’idea di una patrimoniale era stata già lanciata in mezzo al campo lo scorso aprile. Graziano Delrio e Fabio Melilli, deputati del Pd, parlarono di ‘contributo di solidarietà’ da imporre ai cittadini «con redditi superiori ad 80mila euro» e suggerirono di introdurre la tassa nel decreto legge ‘Cura Italia’. Non se ne fece niente, perché il Movimento Cinque Stelle levò immediatamente gli scudi. 

A distanza di nove mesi il Partito democratico ci riprova e lo fa sempre cavalcando la crisi economica scaturita dall’emergenza sanitaria da Coronavirus. Tra gli emendamenti alla manovra è spuntato quello presentato da alcuni deputati del Pd e di Leu (primi firmatari Matteo Orfini della minoranza Dem e Nicola Fratoianni della componente di Sinistra Italiana in Leu) che sollecita un’aliquota progressiva minima dello 0,2% «sui grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500 mila euro e fino a 1 milione di euro» per arrivare al 2% oltre i 50 milioni di euro. Per il 2021, invece, è prevista un’aliquota del 3% per patrimoni superiori al miliardo di euro. L’emendamento prevede poi, per i patrimoni all’estero «suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia», multe dal 3% al 15% dell’importo nel caso in cui non vengano dichiarati «sulla base della normativa vigente ed ai fini del monitoraggio fiscale alla relativa dichiarazione annuale». In buona sostanza si sta parlando di una patrimoniale.

Un’idea che non piace al centrodestra, non va giù al Movimento Cinque Stelle e che viene criticata anche da Italia Viva. Pure una parte del Pd si è al momento smarcata dall’emendamento definendolo il frutto di un’iniziativa solitaria. Il viceministro dell’Economia ed esponente del Pd, Antonio Misiani, intervenendo oggi ad Agorà Rai Tre, ha chiarito che «sul tappeto non c’è una proposta del Pd e di Leu. C’è un emendamento presentato da alcuni deputati del Pd e di Leu. Vorrei ricordare che l’ipotesi di una imposta patrimoniale progressiva non è’ nel programma di governo, non e’ nelle proposte del Partito democratico. Naturalmente e’ assolutamente legittimo che alcuni parlamentari possano presentare emendamenti e fare proposte. Noi non cambiamo posizione rispetto a quello che sta scritto nel programma di governo». 

Tuttavia all’interno dei ‘dem’ il tema è più aperto che mai. Ieri il senatore Francesco Verducci, membro della direzione nazionale Pd, ha invitato i ‘compagni’ a non chiudere subito la porta alla discussione: «Il dibattito sulla ‘patrimoniale’ è all’ordine del giorno di tutte le forze riformiste mondiali. In Italia non può essere un tabù. Serve coraggio e visione per rispondere alla crisi. Le diseguaglianze sociali hanno messo in crisi le nostre democrazie, il 20% detiene l’80 % delle ricchezze. L’imposta sui grandi patrimoni e’ la leva per cambiare mentalità rispetto alle ricette fallimentari del neo-liberismo e per tornare a promuovere redistribuzione e contrastare le diseguaglianze. Ovunque gli economisti più seri ne sollecitano l’adozione come sostegno allo sviluppo e alla classe media. Imposta su grandi patrimoni può contribuire a creare investimenti per il lavoro e le imprese, a rilanciare lo stato sociale, a dare tutele ai lavoratori autonomi e precari. In tutti i casi serve discuterne, ed ha l’obbligo di farlo un Governo che persegua il cambiamento sociale realmente e non a colpi di qualunquismo. Lo impongono diseguaglianze sociali insostenibili e incompatibili con il patto sociale alla base delle nostre democrazie». Rimarca il concetto il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia a Studio 24 su Rainews: «No alla patrimomiale, non abbiamo mai fatta una proposta in questo senso ma se si apre un dibattito, il dibattito fa sempre bene. La posizione del Pd e del governo coincide: siamo per i tagli alle tasse sul lavoro e alla lotta all’evasione a fiscale. Discutere ora di politiche fiscali in piena pandemia credo che sia contraddittorio». 

«Non lo ritiro nemmeno per sogno. L’emendamento resta e poi il Parlamento farà la sua valutazione (…) Siamo in un momento di gravissima crisi, l’idea di chiedere un contributo a chi ha di più non mi sembra una bestemmia. Mi pare anzi una norma moderata, altro che Matteo Salvini, che ha parlato di crimine», ha detto a ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1. Il deputato si dice poi fiducioso di riuscire a tirare dalla propria parte un maggior numero di parlamentari: «Noi contiamo di convincere un po’ di persone, le cose cambiano, anche quando dicevo di abolire i decreti sicurezza mi dicevano di no e poi…». Ma dal Movimento Cinque Stelle è la voce di Luigi Di Maio, in conferenza stampa a Zagabria dopo l’incontro bilaterale con l’omologo croato Gordan Grlic Radman, a chiudere ogni possibilità di dialogo: «E’ necessaria una riforma sul fisco da attuare con urgenza e non una nuova patrimoniale. Abbiamo già visto questo film nella crisi tra il 2007 e il 2008, a qualcuno venne in mente dii aumentare le tasse per risolvere la crisi e abbiamo scoperto sulla pelle di tanti italiani e tante imprese italiane che andava fatto esattamente contrario. Quindi se qualcuno pensa che possiamo uscire dalla crisi economica generata dalla pandemia aumentando le tasse ci troverà dall’altra parte (…) Perché questo è il momento di eliminare tante microtasse e fare una riforma del fisco. Non possiamo aspettare il 2022, ma dobbiamo farlo subito».

«La patrimoniale è un fallo di reazione di chi nella maggioranza rifiuta un lavoro condiviso sulla legge di bilancio. Mi auguro che nessuno in Parlamento voglia sostenere questi giochetti politici a scapito degli italiani», ha scritto su Twitter Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia. «Con l’ipotesi patrimoniale siamo allo Stato-vampiro – ha aggiunto la deputata di Forza Italia Annaelsa Tartaglione – La sinistra torna ad una sua vecchia passione, l’assedio fiscale a quello che gli italiani hanno costruito e accumulato con anni di sacrifici, magari per assicurare un minimo di sicurezza economica in più ai loro figli». Conciso e chiaro il pensiero di Matteo Salvini, leader della Lega, che su Twitter scrive: «Emendamento di PD e LEU per tassare casa e risparmi: FOLLIA! Giù le mani dalle tasche degli italiani».

lunedì, 30 Novembre 2020 - 16:25
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