Il Natale blindato e le regole incongruenti: c’è la bozza del Dpcm, ma le Regioni potrebbero ottenere modifiche

Natale cena pranzo

Il Dpcm che stabilirà cosa si potrà fare (o non fare) a Natale e a Capodanno sarà firmato nel pomeriggio dal premier Giuseppe Conte e, con buona probabilità, sarà seguito da un intervento in tv dello stesso presidente del Consiglio dei ministri.

In linea di massima i principi da seguire sono stati già fissati e quelli che, più di ogni altro, interessano gli italiani erano stati già anticipati – nella giornata di ieri – dal ministro della Salute Roberto Speranza. Quello che verrà sarà un Natale senza vacanze sulla neve: gli impianti sciistici, recita la bozza del Dpcm, resteranno chiusi e torneranno in funzione solo il 7 gennaio, questo allo scopo di evitare la fuga di massa in note località sciistiche e di ricreare lo scenario da contagio ‘impazzito’ che il Governo consentì in piena estate con il via libera alla vacanze come se nulla fosse accaduto. Gli impianti potranno essere utilizzati solo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato Italiano Paralimpico (Cip) e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionali e internazionali o lo svolgimento di tali competizioni.

Ma quello che verrà sarà anche un Natale con tanti paletti, e diverse difficoltà, per i classici momenti di condivisione familiare delle feste. Le domande che ricorrono sono: «Sarà possibile fare il cenone in famiglia?», «Ci si potrà spostare da un Comune all’altro o da una regione all’altra per ritrovarsi tutti insieme sotto lo stesso tetto per festeggiare la vigilia di Natale, il giorno di Natale, quello di Santo Stefano, e il Capodanno?». La bozza del Dpcm, sotto questo aspetto, non contiene risposte rassicuranti. Chi abita in una regione diversa da quella dei propri genitori – per fare esempi pratici – potrà raggiungere i propri cari ma a patto che si metta in viaggio entro il 20 dicembre. La bozza, infatti, vieta su tutto il territorio nazionale spostamenti «in entrata e in uscita tra i territori di diverse Regioni o province autonome» dal 21 dicembre al 6 gennaio. Ma vi è di più: «Nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1 gennaio 2021 è vietato altresì ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute». Traduciamo: se figli e genitori abitano in due comuni diversi, ma limitrofi, non potranno ricongiungersi neanche il giorno di Natale. E’ consentito, invece, il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1 gennaio 2021, anche ubicate in altro Comune.

Tuttavia, se nelle case non ci si potrà riunire (a meno che non si abiti nello stesso Comune), vi è però la possibilità di vedersi al ristorante. Il 25 e 26 dicembre, a Capodanno e per l’Epifania è consentito il pranzo e, la cosa singolare, non emerge dalla bozza alcun vincolo di spostamento. Esempio: se si vuole andare a mangiare in un ristorante che rientra in un Comune diverso da quello di residenza sarà possibile farlo, per converso non sarà possibile recarsi a casa dei genitori che abitano in un altro comune. Un controsenso al quale si potrebbe porre rimedio con qualche deroga che potrebbe arrivare con la stesura finale. E’, infatti, in corso la conferenza con le Regioni, la quale potrebbe produrre delle limature al Dpcm: non tutti i governatori, infatti, condividono le linee guida della bozza. «Trovo assai scorretto che il Governo adotti una simile misura senza neppure parlarne con gli enti locali», dice il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. «Mentre le Regioni discutono dei suggerimenti da dare al Governo, le legge è già stata fatta: tutti in casa, a prescindere da dati, zone gialle, diffusione del virus – commenta -. Ma deve essere chiaro di chi è la responsabilità di tutte queste assurdità. La limitazione della libertà dei cittadini deve essere proporzionata al rischio del Covid. Ora qualcuno del Governo mi spiegherà perché, di fronte a dati in calo della Liguria, come di molte altre regioni, un fratello non potrà passare il Natale con la sorella, un genitore con i figli . Lo stesso vale per ristoranti e bar: se uno ha un ristorante o un bar in un grande città, ‘buon per lui’, si fa per dire. Se la trattoria è in un piccolo paese, in una frazione, per chi starà mai aperta?».

Resta, inoltre, da capire effettivamente chi potrà ‘sfruttare’ le maglie per così dire larghe del Dpcm: non va dimenticato, infatti, che l’Italia è divisa per aree di rischio (fasce di rischio) a ciascuna delle quali corrispondono divieti precisi. Traduciamo: chi vive in Regioni che sono zona arancione o rossa non può, allo stato, entrare o uscire dalla propria regione salvo motivi di necessità, di lavoro e di salute. Dunque, qualora la propria regione si trovasse in una delle aree di rischio diverse da quella gialla dovrà giocoforza restarsene a casa, ma questo si saprebbe a ridosso delle festività considerato che la mappa viene aggiornato ogni 15 giorni. La conseguenza è che molti studenti e lavoratori fuori sede vivranno sostanzialmente in un limbo e potranno decidere come muoversi solo all’ultimo minuto. Sempre che oggi Regioni e Governo non raggiungano un accordo in base al quale l’Italia diverrà area gialla, guarda caso, proprio nelle festività natalizie. Questo consentirebbe la riapertura di tutte le attività commerciali su scala nazionale, allo scopo di dare una boccata di ossigeno a un settore al collasso.

C’è, infine, un altro punto sul quale si discuterà e che sta già facendo storcere il naso a molti: il punto sul veglione di Capodanno. Se sulle crociere il Governo è stato netto e le vieta dal 21 dicembre al 6 gennaio, sul veglione si è scelta una strada che appare davvero inverosimile. Il veglione in albergo non viene bandito ma, attenzione, non ci sarà più nelle modalità della cena al ristorante dell’hotel con tanto di musica, bensì si sposta nella camera d’albergo dove verrà servita la cena. Una soluzione decisamente scollegata dalla realtà che di fatto comporterà il vuoto di prenotazioni e nessun ristoro per gli albergatori. Una soluzione che potrebbe anche sparire dalla stesura finale. Tutto dipende, come dicevamo, dal tavolo con le Regioni.

giovedì, 3 Dicembre 2020 - 13:48
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