Mes, Conte col pallottoliere per non cadere in Senato: gli eterni Mastella ago della bilancia. Le minacce di Crimi ai ribelli

Mastella Lonardo
Clemente Mastella e la moglie Sandra Lonardo (foto Kontrolab)

Sulla strada del premier Giuseppe Conte irrompe il caso del Mes e il rischio di una rottura dei già fragilissimi equilibri interni alla maggioranza. Dinanzi a ‘Giuseppi’ si para la possibilità di un finale prematuro ma anche evitabile, considerato il periodo particolarmente complesso che l’Italia sta affrontando a causa del Coronavirus; eppure nemmeno la pandemia riesce a ricacciare i fantasmi dell’instabilità governativa del nostro Paese e così il presidente del Consiglio si trova in una fase di precarietà da cui potrebbe trovare via di uscita soltanto appoggiandosi a stampelle esterne al governo giallo rosso. Sette o forse otto i senatori dell’opposizione che preferirebbero votare a favore del Mes appoggiando il Governo, mentre tra i Cinque Stelle si passa direttamente alle minacce di epurazione nel caso non si serrassero le fila e gli scontenti, pronti a dire no al Mes che hanno sempre osteggiato, mettessero in pericolo la vita dell’esecutivo.

Mercoledì prossimo, 9 dicembre, Conte effettuerà il suo passaggio al Senato per dare le proprie comunicazioni sulla riforma del Mes, il meccanismo europeo di stabilità, in vista del Consiglio europeo che si svolgerà giovedì o venerdì. Al termine della discussione di Palazzo Madama, l’Aula sarà chiamata al voto e qui entrano in gioco i fragili equilibri della maggioranza al Senato. Il soccorso potrebbe dunque arrivare dall’opposizione.

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno posizioni ufficiali definite: il centrodestra voterà compatto per il ‘no’ alla riforma sulla base di una mozione unitaria da cui sarà impossibile trovare scappatoie, secondo il monito si Meloni e Salvini a Berlusconi, i cui senatori non potranno presentare un documento autonomo (sì al Mes, no alla riforma del meccanismo salva-Stati e salva-banche) rispetto a quello condiviso con gli alleati.

Il nodo sta però nella volontà degli azzurri di perseguire comunque la strada dell’autonomia, volontà che farebbe comodo anche agli alleati perché attraverso uno strappo dell’alleanza si arriverebbe a salvare il Governo e quindi salvare la rielezione. A soccorrere il Governo potrebbe dunque essere l’ala centrista dell’opposizione, un nugolo di 7 senatori tra i quali Lorenzo Cesa (Udc)-  che porta con sé i compagni di partito De Poli, Bignetti e Saccone – Gaetano Quagliariello, di Cambiamo (il partito del governatore della Liguria Giovanni Toti) con Paolo Romani e Massimo Berutti.

Un voto a favore arriverà da lady Mastella, Sandra Lonardo, eletta tra le fila di Forza Italia ma oggi nel Gruppo Misto, che sarebbe ago della bilancia nella difficile partita del Governo giallo rosso. Lonardo in un’intervista a La Stampa ha dichiarato che votare contro il Mes sarebbe «una vigliaccata», dicendosi «molto convinta» del sì, da sempre. Il suo è anche uno strappo contro Matteo Salvini e la sua leadership, invisa ai coniugi Mastella, del centrodestra.

Facendo dunque i conti, con questi 7-8 senatori a favore il Governo non dovrebbe cadere mercoledì, ma onde evitare un rischio di ruzzolone anticipato il Movimento 5 stelle ha scelto di passare alle maniere forti per evitare la catastrofe e il ‘tutti a casa’ con rischio di non rielezione. Maniere forti da parte del capo reggente Vito Crimi che, piuttosto che convincere i suoi, li minaccia: «Chi non vota il sì al Mes va contro il gruppo», dunque i ‘ribelli’ verrebbero automaticamente cacciati.

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lunedì, 7 Dicembre 2020 - 08:59
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