Inchiesta sull’Asl di Benevento, assolti l’ex ministro De Girolamo e altri 7 imputati. Lei: «Finisce un incubo durato 7 anni»

Nunzia De Cirolamo

«Oggi finisce un incubo e sono contenta di aver incontrato sulla mia strada tre donne, parte di questo collegio, che hanno giudicato senza condizionamenti morali o politici, ma in fatto e in diritto, restituendo così almeno in parte serenità e fiducia verso la giustizia e verso le tante battaglie che facevo, faccio e continuerò a fare». L’ex ministro dell’Agricoltura (ai tempi del Governo Letta) Nunzia De Girolamo tira un sospiro di sollievo. Le accuse a lei contestate nell’ambito dell’inchiesta sulla  gestione di appalti e consulenze esterne da parte della Asl di Benevento non ha convinto il Tribunale e così anche la pesantissima richiesta di condanna a 8 anni e 3 mesi avanzata un anno fa dal pubblico ministero ministero Assunta Tillo ha perso di forza. 

Oggi pomeriggio, infatti, il Tribunale di Benevento ha mandato assolto l’ex ministro, moglie dell’attuale ministro Francesco Boccia, e le altre sette persone sul banco degli imputati «perché il fatto non sussiste», prendendo così le distanze dall’intero quadro accusatorio che si era declinato nei reati di associazione per delinquere, concussione e utilità per ottenere il voto elettorale. Oltre alla De Girolamo, la procura aveva chiesto la condanna di altri sei imputati e sollecitato l’assoluzione solo per il sindaco di Airola Michele Napoletano. Invece il Tribunale ha assolto tutti: Luigi Barone e Giacomo Papa (per entrambi erano stati chiesti 6 anni e 9 mesi), all’epoca collaboratori dell’ex ministro; l’ex direttore generale della Asl di Benevento Michele Rossi (stessa richiesta di Barone e Papa); l’ex direttore amministrativo della Asl di Benevento Felice Pisapia (pm: 3 anni e 4 mesi); Gelsomino Ventucci (pm: 2 anni e 3 mesi), ex direttore sanitario della Asl di Benevento; Arnaldo Falato (pm: 2 anni e 8 mesi), ex responsabile budgeting presso la stessa Asl; il sindaco di Airola Michele Napoletano. 

Nello specifico la procura riteneva l’ex ministro organizzatrice e promotrice di un «direttorio politico-partitico» che avrebbe condizionato nomine e appalti. Accuse pesanti per via delle quali nei primi giorni del 2014 Nunzia De Girolamo si dimise da ministro e si allontanò dal mondo della politica. «Ho perso 7 anni di serenità della mia vita, che mi hanno causato enormi sofferenze», ha incalzato l’ex ministro. Più duro il commento dell’avvocato Domenico Di Terlizzi, che ha difeso la De Girolamo insieme al collega Giandomenico Caiazza: «L’assoluzione perché il fatto non sussiste da tutti i reati e per tutti gli imputati deve porre all’attenzione di tutti la patologia di questa iniziativa giudiziaria che ha determinato le dimissioni di un ministro e l’espulsione dalla vita politica di una giovane donna. Questa patologia il legislatore deve eliminarla, potenziando il controllo sulle iniziative infondate dei pubblici ministeri. Qui siamo in presenza di un mero teorema accusatorio e una parte della stampa, specie quella che ama il populismo giudiziario, farebbe bene a riflettere quando vengono enfatizzate le richieste di condanna a 8 anni. Ovviamente ben diverso è il discorso sugli organi giudicanti, che ancora una volta dimostrano di essere il vero argine allo strapotere delle Procure». L’inchiesta prese il via nel 2012 a seguito di una denuncia sporta dall’allora direttore generale dell’Asl Michele Rossi contro l’ex direttore amministrativo Felice Pisapia. Per Rossi vi erano anomalie nei conti. Nel 2013 arrivarono i primi provvedimenti cautelari. Nel mirino dei pm finì Pisapia ma anche Rossi. E tra gli indagati un posto di rilievo venne riservato a Nunzia De Girolamo, parlamentare di Forza Italia passata nella fila del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano per sostenere il Governo. Interrogato per giorni, Pisapia consegnò agli inquirenti anche due cd contenenti registrazioni audio che avrebbe fatto in casa del padre della De Girolamo in occasioni di riunioni di quel “direttorio”. Sull’utilizzabilità di quelle registrazioni, poi acquisite attraverso perizie di esperti nominati dalla procura di Benevento, si è consumato lo scontro processuale, ma quei file audio sono stati acquisiti come fonti di prova. 

Nel 2016 comincia il dibattimento che oggi è giunto a conclusione. Per le motivazioni della sentenza occorrerà però attendere diverse settimane: passaggio necessario per capire cosa dell’impostazione accusatoria non ha convinto il Tribunale e quale argomentazione difensiva, invece, ha trovato accoglimento. Nel corso della sua arringa, tenuta lo scorso ottobre, l’avvocato Di Terlizzi è entrato nel merito delle contestazione, ma ha anche puntato sulla inutilizzabilità delle registrazioni operate da Pisapia perché «il fine del Pisapia non era, né poteva essere, quello della difesa giudiziale ma, piuttosto, quello di precostituire la base per una vera e propria accusa mediatica ai danni della De Girolamo». Nello specifico Di Terlizzi aveva parlato di «imputazioni al limite dell’assurdità» e aveva censurato la registrazione dei dialoghi operata da un altro imputato definendola una «illecita intrusione» in casa dell’ex ministro.

Per la difesa la De Girolamo fu vittima di un dossieraggio orchestrato da una persona, Felice Pisapia, che voleva vendicarsi «per la denuncia presentata nei suoi confronti dal dottore Rossi». «Un soggetto che prima non ha avuto scrupolo alcuno nel registrare abusivamente una donna che aveva difficoltà ad uscire dalla propria abitazione a causa di problemi di salute patiti dopo il parto, che poi ha cercato di dirigere i dialoghi e le conversazioni muovendosi nell’ambito degli stessi come un novello “agente provocatore”, che dopo ha offerto a terzi le registrazioni effettuate (tra cui l’onorevole Del Basso De Caro)», ha incalzato il legale. Per il legale l’unica colpa della De Girolamo fu quella di «non aver ceduto alle pressioni del Pisapia, il quale ha visto in questo processo la migliore occasione possibile per vendicarsi tanto nei confronti di chi lo aveva smascherato quanto di chi non lo aveva protetto». 

giovedì, 10 Dicembre 2020 - 18:04
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