L’esame farsa di Suarez, la rettrice e la prof dell’Università per stranieri non replicano alle accuse. E i pm scavano nella Juve

suarez luis
Il calciatore Luis Suarez (foto tratta dal suo profilo Facebook)

Per ora hanno scelto di non rispondere, a caldo, alle accuse che ha spinto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia a sospenderle per otto mesi dall’esercizio di pubblico ufficiale: la rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli e la professoressa Stefania Spina hanno fatto scena muta, un loro diritto, nel corso dell’interrogatorio di garanzia (tenutosi ieri, mercoledì 9 dicembre) scaturito dal salto di qualità dell’inchiesta sull’esame farsa sostenuto dal calciatore Luis Suarez per attestare la conoscenza dell’italiano necessaria nelle procedure per acquisire la cittadinanza italiana.

A entrambe le indagate è contestato il reato di violazione del segreto d’ufficio e falsità ideologiche. La difesa valuterà adesso se presentare istanza al Tribunale del Riesame per tentare una rilettura del quadro accusatorio che ha abbracciato anche l’avvocato torinese Maria Turco, indicata come “legale incaricato dalla Juventus” per l’allestimento dell’esame e accusata di concorso in falso ideologico. 

Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta hanno toccato anche il responsabile dell’area sportiva della società bianconera Fabio Paratici, indagato per false informazioni al pubblico ministero, e Luigi Chiappero, avvocato storico del club per il quale è ipotizzato lo stesso addebito. Si indaga ancora per capire se vi siano stati contatti diretti tra dirigenti della Juventus e i vertici dell’Università per Stranieri nella gestione dell’esame Suarez, ché al momento l’esistenza di questi possibili contatti non ha trovato conferma nelle attività di indagine svolte. Un passaggio tutt’altro che secondario: a questo risvolto è comprensibilmente interessata anche la giustizia che, già nella prima fase degli accertamenti, aveva chiesto alla procura di Perugia di potere esaminare il fascicolo ma si era vista opporre un secco ‘no’ dal procuratore Cantone. Se la Juve risultasse consapevolmente coinvolta nella vicenda, rischierebbe molto sul fronte della giustizia sportiva: per Giuseppe Pecoraro, ex capo della procura della Figc, «sarebbe inevitabile considerare la violazione dell’articolo 1 del codice, quello sulla lealtà sportiva, al cospetto di un tentativo di tesserare un giocatore che invece tesserabile non era».

«Il ragionamento è lineare, e sempre parlando in via ipotetica – aggiunge -, la posizione della Juve sarebbe chiara. Tra l’altro, se Suarez fosse stato tesserato avendo ottenuto la cittadinanza italiana grazie all’esame farsa all’università per stranieri di Perugia, avrebbe potuto giocare indebitamente tutto il campionato. Basta pensare a quello che è stato deciso per la Roma nella vicenda Djawara, dove un errore materiale è costato alla società giallorossa la sconfitta a tavolino». Sul fronte più strettamente universitario, la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, quello della Provincia di Perugia, Luciano Bacchetta, e dal sindaco del capoluogo, Andrea Romizi hanno chiesto un «atto di responsabilità che porti i destinatari delle misure interdittive a fare un passo indietro, per il bene e nell’interesse dell’Università per Stranieri di Perugia». La stessa presidente Tesei e il deputato umbro del Pd Walter Verini hanno assicurato che il ministro Gaetano Manfredi sta seguendo la vicenda.

giovedì, 10 Dicembre 2020 - 09:55
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