Ex Ilva, accordo Invitalia-AncelorMittal: così lo Stato torna imprenditore. Intesa nel giorno dell’assoluzione di Fabio Riva

Ilva Taranto
L'ex Ilva di Taranto (foto Kontrolab) ora ArcelorMittal

Invitalia entra nel capitale di AncelorMittal Italia: così lo Stato torna nell’industria siderurgica. In base all’accordo siglato ieri, a inizio 2021 entrerà al 50% con il versamento di 400 milioni di euro, entro metà del 2022 al 60% versando circa 700 milioni. L’accordo dunque si è concretizzato, e l’obiettivo principale perseguito è ora quello di mantenere del tutto l’occupazione dei 10700 dipendenti in base a un piano quinquennale che prevede 4 anni di cassa integrazione a scalare. Entro il 2025, dunque, tutti i lavoratori dovrebbero essere mantenuti.

L’accordo arriva venticinque anni dopo il passaggio dell’ex Italsider ai privati del gruppo Riva, nel 1995. Nel venticinquennale ecco che lo Stato torna a gestire la più grande acciaieria d’Europa. E per una coincidenza, la novità arriva nel giorno in cui Fabio Riva, uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell’Ilva di Taranto, è stato assolto dalla Corte di Appello di Milano dalle accuse di bancarotta per il crac della holding Riva Fire che controllava il gruppo siderurgico. La stessa Procura generale, malgrado il ricorso in appello della Procura che in primo grado chiese una condanna a più di 5 anni, aveva chiesto la conferma dell’assoluzione «perché il fatto non sussiste» per Fabio Riva, difeso dai legali Salvatore Scuto e Gian Paolo Del Sasso.

Tornando all’accordo Invitalia- AncelorMittal, l’intesa è stata firmata dall’amministratore delegato di Invitalia e da Arcelor Mittal.Lo rende noto un comunicato di Invitalia. In particolare, l’accordo prevede un aumento di capitale di AmInvest Co. Italy Spa (la società in cui Arcelor Mittal ha già investito 1,8 miliardi di euro e che è affittuaria dei rami di azienda di Ilva in Amministrazione Straordinaria) per 400 milioni di Euro, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto della società.

A maggio del 2022 è programmato, poi, un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal. Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, avendo Arcelor Mittal il 40%. L’accordo contiene, poi, un articolato piano di investimenti ambientali e industriali. Sarà tra l’altro avviato il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno. L’obiettivo del piano di investimenti nel Mezzogiorno d’Italia è di trasformare l’ex Ilva di Taranto nel più grande impianto di produzione di acciaio “green” in Europa.L’accordo prevede, infine, il completo assorbimento, nell’arco del piano, dei 10.700 lavoratori impegnati nello stabilimento.

Il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, e il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, commentano la firma dell’intesa: «L’accordo prevede un significativo impegno finanziario da parte dello Stato italiano e rappresenta un passo importante verso la decarbonizzazione dell’impianto di Taranto attraverso l’avvio della produzione di acciaio con processi meno inquinanti»-

L’accordo, aggiungono, prevede l’ingresso dello Stato, tramite Invitalia al 50 per cento e successivamente, dal 2022, il controllo pubblico dell’azienda “oltre alla ristrutturazione integrale dell’impianto e alla scrupolosa attuazione del piano ambientale che garantirà a regime il mantenimento dei livelli occupazionali”, assicurano. Un’attenzione “straordinaria” verrà posta sul tema delle manutenzioni e della sicurezza dell’impianto. È prevista inoltre, aggiungono nella nota unitaria, «la creazione di una nuova linea di produzione esterna al perimetro aziendale (Dri) e di un forno elettrico interno allo stabilimento che a regime potrà realizzare 2,6 milioni di tonnellate annue di prodotto».

Circa un terzo della produzione di acciaio dunque «avverrà con emissioni ridotte, grazie all’utilizzo del forno elettrico e di una tecnologia d’avanguardia, il cosiddetto ‘preridotto'”, in coerenza con le linee guida del Next Generation Eu. La riduzione dell’inquinamento realizzabile con questa tecnologia, calcolano ancora Mise e Mef, “è infatti del 93% a regime per l’ossido di zolfo, del 90% per la diossina, del 78% per le polveri sottili e per la CO2». Oltre all’accordo di co-investimento per la gestione dell’ex Ilva è infatti prevista , prosegue la nota, la costituzione di una nuova società a capitale pubblico dedicata allo sviluppo di questa nuova tecnologia.

Sarà aperto un tavolo di confronto «per accompagnare, monitorare e accelerare la transizione verso le nuove produzioni verdi e per condividere gli interventi per il risanamento ambientale e il rilancio economico della città e del territorio tarantini».

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venerdì, 11 Dicembre 2020 - 09:48
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