Napoli, quel business della droga gestito dai Contini: niente sconti al ras Bosti, cancellate due condanne

Nel riquadro Ettore Bosti

Dieci condanne, un’assoluzione e un ne bis in idem: si è chiuso così il processo di secondo grado – dopo il rinvio dalla Cassazione – a carico di 12 persone, ritenute dalla procura di Napoli al soldo del clan Contini, accusate a vario titolo di armi e droga con l’aggravante della matrice camorristica. 

La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dai giudici della quarta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli: l’accusa di associazione per delinquere finalizzato allo spaccio di stupefacenti è stata cancellata per Salvatore Mariano (difeso dagli avvocati Valerio Spigarelli e Andrea Imperato), che nel precedente grado di giudizio era stato riconosciuto colpevole e condannato a 10 anni mentre adesso è stato assolto. La difesa aveva contestato il riconoscimento di Salvatore Mariano, evidenziando come non ci sia mai stata alcuna intercettazione diretta a suo carico m il riconoscimento sia avvenuto solo per mezzo di un soprannome. 

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Niente condanna anche per Raffaele Guerriero (difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Antonio Rizzo) che però, a differenza a di Mariano, incassa una pronuncia di ne bis idem perché per gli stessi fatti è stato già processato; anche lui nel precedente grado di giudizio era stato condannato a 10 anni. 

Accuse confermate, ma pene ridimensionate verso il basso, per altri 3 imputati: la Corte ha condannato 9 anni e 4 mesi Paolo Pepillo; 2 anni e 4 mesi per Mariano Maresca, che si è visto concedere le attenuanti generiche come disposto dagli ‘ermellini’; 10 anni 4 mesi per Emanuele Grassi. Confermate, infine, le condanne disposte per sette imputati, per i quali la Cassazione aveva annullato il precedente verdetto solo limitatamente ad alcune aggravanti. Ebbene, a questo gruppo di imputati la Corte d’appello non ha concesso sconti: 20 anni al ras Ettore Bosti, figlio di Patrizio e assurto alla guida del clan prima di finire in manette. Secondo la procura Bosti – appena uscito dal carcere dopo avere incassato l’assoluzione per l’omicidio del giovanissimo Ciro Fontanarosa – gestì uno dei due canali di droga aperti dal clan Contini ed ebbe anche l’intuizione di aprire una piazza di spaccio in un violetto di via Foria nei pressi dell’Orto Botanico. In pochi mesi questa ‘piazza’ fece il boom: «Uà, Ettore che ha fatto! Ha fatto un macello! Ora lo vanno a prendere tutti là», commentò una persona mai identificata parlando con Gennaro Pelliccio (pr di quel punto vendita e già condannato in via definitiva). Condannato a venti anni anche Antonio Cristiano, figura apicale del clan Contini. 

Tutte le accuse furono contestate nell’ambito dell’inchiesta che sfociò in una raffica di arresti nel marzo del 2016: l’indagine rivelò come i Contini, per fronteggiare la crisi del racket delle estorsioni, dovettero lanciarsi nel settore della droga che non era mai stato un fiore all’occhiello dei loro business. Altre condanne sono divenute definitive nel giugno del 2019: tra queste quella a carico del boss Antonio Aieta, cognato del boss Eduardo Contini ‘o romano, che gestiva uno dei canali della droga. Aieta fu condannato a 20 anni di reclusione. 

venerdì, 11 Dicembre 2020 - 14:05
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