Voto inquinato a Reggio Calabria, morti e allettati tra gli elettori del consigliere arrestato. Centrodestra all’attacco

Antonino Castorina

A favore del candidato consigliere comunale hanno votato non soltanto ultraottantenni ricoverati ma anche persone decedute. E’ quanto emerso nell’ambito dell’inchiesta sul voto inquinato alle ultime amministrative a Reggio Calabria che stamattina è sfociata nell’esecuzione di un’ordinanza agli arresti domiciliari che ha riguardato il politico Antonio Castorina, espressione del Pd, e un presidente di seggio, Carmelo Giustra.

Il «complesso meccanismo volto a condizionare l’espressione del voto popolare», dicono gli inquirenti, si basava sull’utilizzo di tessere elettorali duplicate. Castorina avrebbe fatto «incetta di un considerevole numero di duplicati di tessere elettorali di soggetti particolarmente anziani, generalmente ultraottantenni, e alcuni addirittura deceduti, che venivano utilizzati all’interno di alcuni seggi in cui operavano operatori compiacenti, nominati illegittimamente da Castorina senza che questi ne avesse il potere. All’interno del seggio veniva attestata la presenza dell’elettore a cui era intestato il duplicato della tessera e qualcuno si sostituiva a lui nell’esprimere il voto. Venivano inseriti nei registri dei votanti numeri di documenti identificativi falsi di elettori ignari.

Castorina, insomma, avrebbe richiesto il duplicato della tessera elettorale di persone che non lo avevano a ciò delegato, non erano a conoscenza della circostanza e, soprattutto, non si erano recati a votare, contrariamente a quanto attestato nei relativi registri. Quattro di questi elettori erano addirittura deceduti. Uno scenario avvilente che ha portato all’immediata sospensione di Castorina da parte della prefettura e che ha infiammato il dibattito politico, con il centrodestra lanciato in posizione d’attacco e intenzionato ad ottenere un annullamento del voto.

Annullamento che non sembra possibile. In conferenza stampa il capo della procura di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ha chiarito che l’indagine – benché non conclusa – guarda a fatti relativi esclusivamente a Castorina, ciò a significare che non sono emerse anomalie generalizzate che potrebbero avere messo a rischio il libero esercizio del voto. «Questa non è un’indagine sulle elezioni, ma su fatti di reato accertati commessi in occasione delle elezioni», ha detto Bombardieri. Non è però d’accordo il centrodestra. Il candidato sindaco Antonino Minicuci, oggi consigliere comunale di opposizione, chiede il ritorno alle urne ritenendo che Castorina non sia «un uomo di secondo piano»: stiamo parlando, osserva Minicuci, «del capogruppo consiliare del PD, uomo di fiducia del sindaco Falcomatà e consigliere di centrosinistra primo eletto. Come se non bastasse, Castorina era anche il Presidente della commissione elettorale comunale, delegato del Sindaco Falcomata alla Città Metropolitana nonché membro della direzione nazionale del Partito Democratico».

«Chiediamo al Ministro degli Interni – prosegue il politico – lo scioglimento del consiglio comunale che certamente non è rappresentativo della volontà popolare e la ripetizione delle operazioni di voto. Scoprire oggi in modo ufficiale che alle scorse elezioni comunali si è giocato con un mazzo di carte truccato è un qualcosa di terrificante, che dovrebbe indurre alle dimissioni immediate qualsiasi amministratore dotato di amore per la propria città».
Minicuci lancia poi un appello al sindaco, espressione del Pd, e alla sua squadra affinché facciano un passo indietro: «Se un briciolo di dignità – dice – è rimasto nel sindaco Falcomatà e nei consiglieri di maggioranza, non esiste strada alternativa alle dimissioni. Reggio Calabria deve tornare al voto, cancellando al più presto una delle pagine più tristi della sua storia recente».

Per tirare acqua al suo mulino, Minicuci ricorda che «a Lamezia Terme, non dall’altra parte del mondo ma a pochi chilometri da Reggio Calabria, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria il 10 dicembre scorso ha stabilito che dovranno essere ripetute le operazioni di voto con gli stessi consiglieri e candidati a sindaco dell’epoca nelle quattro sezioni dove emersero solo delle anomalie. Invero, in quelle sezioni alcune schede erano sparite o, durante lo scrutinio, aumentate». Un sistema che potrebbe essere adottato anche a Reggio Calabria. «Qui da noi in almeno otto sezioni – sottolinea – si sono commessi reati gravissimi».

lunedì, 14 Dicembre 2020 - 17:13
© RIPRODUZIONE RISERVATA